ALLA RICERCA DEI FONDAMENTI TEORICI

Un approccio tecnico allo studio della produzione architettonica - e più in generale del campo delle costruzioni di Paesi extraeuropei non è diffuso come si potrebbe immaginare considerando il vasto patrimonio archeologico, urbanistico e edilizio esistente. Donald H. Gye, per esempio, riferendosi alla Persia di epoca islamica, nel 1988 annotava:

Little has been written about structural behaviour of masonry buildings in a way which is accessible to architectural historians, and still less which refers specifically to Iranian Islamic buildings (...)”.[1]

 La ricerca sulla trasmissione delle conoscenze tecnico-scientifiche fra Oriente e Occidente in ambito islamico durante il medio Evo ha fatto scaturire numerosi elementi e spunti per ulteriori approfondimenti che hanno permesso di rinvenire in vari testi manoscritti richiami e citazioni di più antiche opere oggi non più disponibili. I manoscritti persiani tradotti si collocano in un contesto culturale-geografico che si consolida intorno al IX-X secolo, quando si cominciano ad elaborare testi in lingua persiana in luogo della araba fino ad allora lingua “internazionale” dell’oriente islamico  in ragione di questioni di ordine religioso[2]. Le prime raccolte scientifiche in lingua[3] compariranno, infatti, intorno al V sec. H./circa XI sec. d.C. ma intorno al Mille vari autori persiani scrivevano in arabo le opere maggiori e riservavano, invece, alla loro lingua di origine testi su temi correnti. Valga per tutti l’esempio di Avicenna, uno dei più noti studiosi erroneamente inserito nel contesto arabo essendo di formazione e lingua iranica in quanto nato nell’attuale Afghanistân[4] .

 La classificazione del sapere presentava analogie con quella adottata dai Greci e ricorreva all'analisi etimologica[5] caratterizzando i lavori dei ricercatori musulmani e dei traduttori almeno fino al XII secolo. Di lì a poco, espanse la propria influenza sull'attività delle Università europee medioevali del XIII secolo,[6] dove questo genere di lettura è stato utilizzato principalmente nell'ambito delle Facoltà delle Arti con lo scopo di superare le secolari dicotomie arte-scienza ed attività teoretica-attività pratica.

 Le scienze erano strettamente connesse alla filosofia e la loro trasmissione era affidata all'ðâkim (saggio), per il quale erano in egual misura importanti la conoscenza acquisita con lo studio e quella guadagnata con l'esperienza. Come già in Grecia, gli studiosi adottavano a volte la tripartizione Philosophia moralis o etica, Philosophia naturalis o fisica, Philosophia rationalis o logica; altre volte, invece, la cosiddetta ripartizione aristotelica, caratterizzata da due principali insiemi: Philosophia theorica e Philosophia practica. Le singole discipline venivano inserite ora in uno ora nell'altro gruppo, in relazione al grado di astrazione ad esse attribuito dai singoli autori; in genere, la statica e la meccanica erano incluse fra le matematiche e situate fra il campo teorico ed il pratico[7] oppure interscambiate; la prima, comunque, si occupava prevalentemente del markaz-e ¥aqil (centro dei pesi) e della determinazione dei pesi specifici; la seconda più specificamente degli |iyal (congegni)[8].

 Il contributo iranico alle scienze matematiche e tecniche del mondo islamico ancora oggi, tuttavia, è solo parzialmente chiarito nella sua reale consistenza. Restano da definire, infatti, da un lato il substrato culturale interno ed esterno al mondo iranico su cui poggiano le fonti; dall'altro, sono da individuare gli specifici influssi iranici, quelli certamente acquisiti e quelli trasmessi specie. Il ruolo principale per la diffusione della cultura apparteneva ai traduttori/commentatori, il cui interesse per scritti già sistematizzati nei contenuti è avvalorata dalle numerose traduzioni elaborate. La circolazione dei testi riguardava prevalentemente quelli in greco, non diversamente da quanto era avvenuto con i Romani.

 Benché la lingua araba costituisse un forte elemento unificatore e di coesione fra le élites sociali delle differenti etnie del dominio islamico, l’interesse per i testi denunciava possibili elementi specifici delle singole culture. Particolarmente versati nello studio della Meccanica risultano, per esempio, gli studiosi iranici, come induce ad ipotizzare l’elevato numero di specialisti formatisi in Xorâsân - oggi Afghanistân[9] - dove non è escluso che esistessero scuole di meccanica, stando all’interesse ivi attestato da un buon numero di traduzioni riguardanti tale disciplina. Da quella regione proveniva anche la dinastia abbasside il cui califfo al-Ma‘mûn, protettore delle matematiche, oltre a fondare Baghdâd (nuova capitale irachena) nella prima metà del IX secolo diede origine alla Bâyt al-ðikmâh (Casa della Sapienza) dove operavano i maggiori traduttori di testi greci. Il sapiente - l' hâkim - era di solito un esperto in Astronomia, Matematica e Medicina ma anche un poeta e scrittore di Belle Lettere. Basti pensare al persiano Avicenna ed ai suoi scritti relativi all'esperienza di medico. Come per l'uomo di cultura dell'Occidente medioevale, anche per gli studiosi musulmani la formazione culturale si realizzava attraverso l'apprendimento delle Arti del Quadrivio - Astronomia, Matematica, Geometria, Musica - quelle del Trivio o Arti liberali.

 Il periodo storico considerato coincide con la diffusione della religione islamica in Occidente e la sistematizzazione graduale delle conoscenze. La soluzione più ovvia - e probabilmente anche più corretta - per spiegare il concetto di scienza nell'Islâm è di ricorrere alla definizione effettuata da studiosi persiani dai quali la Scienza viene intesa come “Un insieme di informazioni logiche o di un insieme di ipotesi o di esperimenti o di teorie in ogni campo” nella fonte si legge ancora:

“Diversi rami della scienza non vengono considerati assieme quale ordine comune ma è possibile che tra di loro vi siano delle strette relazioni, come tra la Chimica e la Fisica.

Senza dubbio, la più antica scienza si collega alla Terra, all'Astrologia e magari alla Medicina. I nostri predecessori hanno considerato le relazioni fra queste. Così come ancora oggi tanta gente crede ancora nell'Astrologia considerata, invece, una superstizione dal punto di vista razionale. I nostri antenati o quelli che credevano in ciò collegavano il proprio destino alla posizione delle stelle. Fra le scienze relative alla conoscenza della Terra o delle stelle esiste qualche relazione sulla quale, col passare del tempo, i nostri antenati si sono messi ad indagare (…)”.[10]

 Dallo studio delle scienze islamiche emergono evidenti riferimenti al mondo greco, che sopravvisse e pervenne in Occidente attraverso le traduzioni degli arabografi. Non mancano, tuttavia, nuove elaborazioni ed esperimenti. Frequente doveva essere l'uso del disegno con cui si fissavano le nuove idee; basti pensare ai progetti dei tre fratelli Bânû Musâ - figli di Ben Šakir - vissuti nel IX secolo. Le macchine ed i meccanismi per diletto del sovrano e della sua corte rinviano ai congegni dell'alessandrino Erone d'Alessandria[11] il quale, vissuto probabilmente nel I secolo d.C. aveva descritto diversi meccanismi nell'opera Pneumatica mentre nella Mechanica aveva trattato prevalentemente di ingranaggi, di corone, di pulegge multiple, della trasmissione del moto attraverso alberi dentati fra loro perpendicolari. Erone aveva effettuato ricerche pure nel campo dell'Ottica.[12] Ai congegni eroniani rimanda la produzione di al-Jâziri, vissuto nel XII secolo, il quale nel Compendio di Teoria e Pratica delle Arti Meccaniche mise in evidenza una vasta produzione frutto di ricerca priva di dilettantismo.

 Benché non mancassero cenacoli privati, ebbero rilevante sviluppo le organizzazioni statali delle Madrase (scuole coraniche), le Case della Scienza come la Bâyt al-Hikma di al-Mâ‘mun risalente agli inizi del IX secolo[13] oppure la Dâr al-Hikmah, fondata da al-Hâkim nel 1004[14] e le varie Università, fra le quali va annoverata la selgiuchide Nezâmiyye. Esse danno prova dell'importanza attribuita alla ricerca scientifica, alla sua sistematizzazione, all'incremento della conoscenza che perseguiva scopi anche pratici: la razionale distribuzione delle risorse idriche e gli scambi commerciali, il diletto delle corte califfale. Non a caso, trovarono sviluppo ed applicazione immediata discipline come la Matematica, la Geometria e la Meccanica accanto ad altre di carattere speculativo come la Filosofia e il Diritto. Un'affermazione del noto scienziato al-Jâzirî consente di comprendere quanto fosse avanzata, già nel XII secolo, l'idea di scientificità:

“se una scienza applicativa non è verificata sperimentalmente, è una scienza dubbia”[15].

 La conoscenza delle leggi della Meccanica e della Statica rendeva possibile la realizzazione di bilance di precisione utili agli alchimisti e di congegni di sollevamento idrico, più direttamente utili all'ingegneria. Grazie alle leggi dell’Ottica - già nota ai Greci - si misuravano distanze e altezze di mete lontane come montagne ed astri e si potevano disegnare nuove mappe sulle quali riportare le terre esplorate. Benché uno degli scopi principali dei viaggi fosse la diffusione della nuova fede tra il maggior numero possibile di persone, è indubbio che essi contribuirono all'acquisizione di un nuovo e vasto patrimonio di dati. Accanto alle notizie di carattere commerciale, non sono da trascurare la possibilità e l'importanza degli scambi di carattere speculativo[16].

 Il ricorso alle fonti ha consentito di ridurre le distanze che apparentemente intercorrono in campo culturale permettendo di abbandonare una interpretazione di carattere esclusivamente estetico e di considerare la struttura, i materiali, la tecnologia, in definitiva la sostanza della costruzione. In questo contributo sono stati privilegiati manoscritti e testi contenenti citazioni tratte da più antichi studi in lingua e sono stati prescelti libri scritti da tecnici inseriti in otto differenti raggruppamenti: problemi di carattere storico, viaggi e descrizioni, la ripartizione delle acque, ruolo dell'amministrazione statale, scienza islamica ed il relativo sviluppo, problemi tecnico-costruttivo, carattere storico, trattatistica tecnica e, per finire, singoli argomenti.

 Lo studio comparato ha evidenziato analogie nel settore tecnico-scientifico ed anche nelle competenze dell'operatore. Non è superfluo ribadire la necessità di considerare gli studiosi non quali esempi isolati di pure eccezionale valenza, tracciando collegamenti fra loro e con probabili scuole per cogliere relazioni e derivazioni di pensiero che consentono di inserire in un panorama organico studiosi inseriti in un contesto di studi affermati ed appartenenti alla tradizione[17].

 La Meccanica aveva trovato terreno fertile già con i Greci e con i Romani ma ciò che rende interessante l'apporto degli studiosi operanti in ambito islamico è l'aggiornamento. Innovativa fu la possibilità di disporre di numerose illustrazioni di macchine e di congegni utilizzati in primo luogo per lo sfruttamento delle risorse idriche, la macinazione del frumento, la realizzazione di orologi e di vari meccanismi semoventi. Infatti, per quanto riguarda i periodi precedenti, possiamo disporre soltanto di riferimenti e notizie scritte mancando del tutto i disegni e le riproduzioni varie. Nemmeno del De Architectura di Marco Vitruvio Pollione, che pure aveva affrontato il problema, sono rimaste le illustrazioni originarie e quelle realizzate dopo la riscoperta del testo durante il Rinascimento, sono invenzioni del tempo e non sempre esatte. Per il mondo musulmano, già nelle illustrazioni eseguite dai Bânû Mûsâ il patrimonio iconografico è consistente e dettagliato nelle varie rappresentazioni. Al-Jâziri eseguiva disegni di congegni che sfruttavano l'energia animale per mettere in movimento alberi e ruote dentate grazie ai quali, con l'ausilio di pompe, l'acqua poteva essere innalzata al livello voluto e   distribuita. Alcuni congegni vennero installati su una delle sponde del fiume Yazid a Damasco durante il XIII secolo ed il loro elevato numero fece sì che questa riva venisse denominata Il sentiero delle Noria[18]. Una fu ivi collocata per soddisfare le necessità di un Maristân (Ospedale) ed è rimasta in funzione fino al 1960 per essere poi smontata, restaurata ed esposta nel Museo di Aleppo[19]. Anche l'astronomo Tâqi al-Din, vissuto nel XIV secolo alla corte di Murâd III e direttore dell'Osservatorio di Istanbul[20], si occupò della progettazione di macchine per il sollevamento delle acque, problema affrontato dalla maggior parte degli studiosi musulmani che si occupavano di scienza e dell'applicazione pratica di scoperte e di nuove sperimentazioni[21].

 I vari tipi di meccanismi trovarono applicazione immediata nel MaÐreb, in Spagna e nella Sicilia musulmana[22]. Non mancarono macchine funzionanti ad energia eolica. A tal proposito è fondamentale la documentazione contenuta nel Kitâb al-Hiyâl (Il Libro dei congegni) dei Bânû Mûsâ oppure nelle descrizioni dei viaggiatori e dei geografi. La prima descrizione dettagliata venne effettuata da al-Damâšqî nel Kitâb Nukhbat al-Dahr (Libro sulla cosmografia) scritto nel 1300[23]. Secondo lo storico della tecnologia R. John Forbes, la prima costruzione del mulino a vento sarebbe avvenuta proprio in Persia e specificamente nel Sistân. Di alcuni tipi al-Damâšqî descrive dettagliatamente le strutture architettoniche e le modalità operative[24]. Lo storico Tabârî riferì della prima applicazione del mulino a vento - derivato dalle macchine per il sollevamento idrico - durante il califfato di ‘Omar I (634 - 644), che ne avrebbe autorizzato la costruzione al persiano Abû Lulua[25].

 La Meccanica veniva considerata dagli studiosi musulmani una branca della Matematica e perciò era raggruppata assieme all'Aritmetica, alla Geometria, all'Astronomia ed alla Musica[26]. Lo storico Ibn Xaldûn (XIV secolo) la inserisce all'interno della Geometria assieme alla Trigonometria, alle Sezioni Coniche, all'Astronomia, alla Topografia e, nel fare riferimento al testo dei congegni dei Bân Mûsâ, affermò che per la comprensione delle figure occorreva possedere nozioni di Geometria[27].


[1] Donald H. GYE, Arches and domes in Iranian Islamic Buildings: an Engineer's perspective, in IRAN, vol. XXVI/1988, The British Institute of Persian Studies, London, 1988, pp.129-144.

[2] L'unità religiosa comportava l'unità linguistica. Di qui l'utilizzo dell'arabo quale lingua della rivelazione, della preghiera e, complessivamente, della divulgazione del pensiero.

[3] Cfr.: Ã. Vesel, Op. cit., p. 5; Ã. Vesel, «Le Jâme‘ al-‘olum de Fakhr al-Din Râzi et l'état de la connaissance scientifique dans l'Iran Médiéval», in: Gherardo Gnoli and Antonio Panaino (editt.), Proceedings of the First European Conference of Iranian Studies, Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente - Istituto Universitario Orientale Napoli; Roma, 1990, pp. 571 - 578.

 [4] Recensione: Donald Hill, Islamic Science and Engineering, Edinburgh, 1993 in: «Oriente Moderno, Nuova serie, anno XVI n. s. n° 1 - 1997, pp. 119 - 125, Roma, 1999». Recensione “Il poema della medicina di Avicenna”, in, Oriente moderno N.S., anno XVIII (LXIX) vol. 3/1999, pp.157 – 161.

[5] Si vedano, in proposito, le Etimologiae di Isidoro di Siviglia traduttore di opere in arabo.

[6] Cfr.: Olga Weijers, Le Maniement du savoir, Pratique intellectuelles à l'époque des premières universités (XIIIe - XIVe siècle), Bruxelles, Brepols, 1996.

[7] Sulle raccolte persiane, Cfr.: Ã. Vesel, Les Encyclopédies persanes, essai de typologie et de classification des sciences, IFRI Mémoire, n° 57, Paris, 1986.

[8] Cfr.: G. Ferriello, I costruttori ed il costruire nel Kitâb (Libro) del mondo islamico fra il VII ed il XVII secolo, in Atti della Accademia Pontaniana, Nuova serie - Vol. LIII, Anno accademico 2004, DLXII dalla fondazione, Napoli 2005, pp. 127 - 146.

[9] G. Ferriello, Il sapere tecnico-scientifico fra Iran e Occidente cit., p. 4 ed Appendici.

[10] ‹olâmrezâ Quros, Âb va fann-e âbyâri dal Irân Bastân, Tehrân, 1350 H.(circa 1971)cap. III, p. 69

[11] Sulla diffusione e rielaborazione della Meccanica di Erone in ambito persiano in particolare, cfr. G. Ferriello The Lifter of Heavy Bodies of Heron of Alexandria in the Iranian world, in Nuncius, vol. XX, 2 - 2005, pp. 327 – 345.

[12] CHARLES SINGER, Breve storia del pensiero scientifico, Torino, 1961, p.88

[13] HASSAN e HILL, op. cit., p.11

[14] HASSAN e HILL, op. cit., p. 16

[15] HASSAN e HILL, op. cit., p. 16

[16] Le relazioni di viaggio consentono di risalire alle conoscenze in campo tecnico-costruttivo. Fra i viaggiatori che hanno tramandato informazioni particolarmente utili per la conoscenza di molte città persiane del passato, sono da annoverare Ya‘qubi e Mustawfi: il primo scrisse una Storia Universale, che inizia con i Patriarchi e termina col 259H./872-3 d.C., in cui si rinvengono diverse notizie su Ebrei, Greci, Romani, Assisi, Persiani, ma anche Turchi, Cinesi, Egiziani, Berberi, Abissini; nel Kitâb al- Buldân (Il Libro dei Paesi) Ya‘qûbî si occupa, intanto, di statistica, di topografia e descrive le vie del commercio di BaÐdad, di Samarra ed anche dell'Irân e dei Turân (E. BROCKELMANN, Ya‘qubi, in Encyclopédie de l'Islam, Leiden , 1924, vol. V, pp.1215 - 1216). Altro famoso storico e geografo persiano fu Hamd Allah B. Abi Bakr B. Ahmad B. Nasr al-Mustawfi al Qazwini, nato a Qazwin nel 680H./1181-2 d.C.e morto dopo il 740H./1339-40 d.C. da famiglia che aveva dato i natali a vari governatori fra il IIIH./9°d.C. e il IVH./10° secolo d.C., un suo trattato geografico è il Nuzhât al- Kulub (La felicità dei cuori), libro geografico e cosmografico scritto in epoca Ilkanide, in cui vi sono notizie indispensabili per l'amministrazione, il costituiscono un importante punto di riferimento per la conoscenza della geografia, cfr.: B. SPULER, Mustawfi, in Encyclopaedia of Islam, Leiden, 1971, vol. III, p. 122.

[17] Fra gli esperti di matematica e di astronomia vi furono numerosi iraniani, la cui attività venne divulgata quasi esclusivamente in lingua araba, quali:  Muhammad ibn Musa al-Xwârazmî, ( m. 249 H./863-4 d. C.); nato a Xwârazm, viaggiò anche in India; a BaÐdâd, durante il califfato di al-Mâ’mûn, fece parte della commissione di astronomi istituita per la misurazione del grado dell'arco; le sue opere influenzarono i matematici successivi; la sua più famosa opera - al-jâbr wa'l-muqâbalah (L’Algebra) diede il nome a questa branca della scienza matematica. A lui si devono l'algoritmo e l'introduzione delle cifre indiane note come arabe; egli si interessò pure di geografia correggendo alcune asserzioni di Tolomeo, disegnò carte geografiche e celesti (cfr.: S. H. NASR, Scienza e civiltà nell'Islam,Milano, 1977, pp. 38- 39); elaborò tavole trigonometriche ed astronomiche tra le prime in ambito islamico (cfr.:ALDO MIELI, La Science arabe et son rôle dans l'évolution scientifique mondiale, Leiden, 1938, p.82). Secondo alcuni studiosi è da attribuire a lui e non ad al-Kaši (vissuto circa cinque secoli più tardi) l'uso delle frazioni decimali (cfr.: AHMAD Y. AL-HASSAN E DONALD HILL,Islamic Technology, Cambridge, 1992, p.24). Abu Raihân al-Birûnî (c.973-1051), originario della Persia orientale, studiò geografia, cronologia della religione, astronomia, matematica, filosofia e fisica; i suoi Elementi di Astronomia furono utilizzati per l'insegnamento del Quadrivio, mentre il Qanûn al-Ma'sûdîi (il Canone) venne impiegato per l'insegnamento specifico dell'Astronomia; nelle Lettere ad Avicenna discusse alcune asserzioni aristoteliche (H. NASR, op. cit., pp. 100-101). Al-Birûnî doveva conoscere il fenomeno dei sollevamenti geologici e dei processi che avevano determinato mutamenti geomorfologici di varie regioni e delle strutture delle montagne osservate durante i viaggi in Asia occidentale (NASR, op. cit., p.94). Allo studio della geomorfologia dedicò il Kitâb al-tahdid; il Kitâb al-Hind conteneva, intanto, osservazioni di tipo geografico e geomorfologico sull'India da lui visitata. Il testo sulla Demarcazione dei limiti delle aree conteneva annotazioni di tipo geometrico-matematico (cfr.: NASR, op. cit., p.82).; mentre altri studi riguardarono la mineralogia cui dedicò Il libro della moltitudine della conoscenza delle pietre preziose (cfr.: NASR, op. cit., p.90). Ixwân al-Safâ‘ ( I Fratelli della Purità), la cui identità storica ancora oggi è incerta a causa dell'anonimato delle loro opere volte all'iniziazione di adepti alla vita di Sufi, asceti che indossavano un saio di lana, da cui il nome. Forse costituirono un gruppo di studiosi nella Bassora del IV sec.H./IX sec. d. C.. Alcuni studiosi moderni hanno individuato nella loro prosa letteraria uno stile non arabo - benché la loro opera fosse scritta in arabo - e segni evidenti di cultura persiana (ALESSANDRO BAUSANI, L'Enciclopedia dei Fratelli della Purità, Napoli, 1978). Il titolo completo della raccolta degli Ixwân è Rasâ‘il Ikhwân as-Safâ wa Khullân al-wafâ sintetizzata nel titolo di Epistole dei Fratelli della Purità; in realtà, è un'enciclopedia in carattere col sapere medioevale, essa è un compendio delle Scienze e delle Arti ma vi si considera pure l'aspetto simbolico e metafisico dell'aritmetica e della geometria (NASR, op. cit., p.126). L'opera suddivide i molti argomenti in: Scienze propedeutiche (fra le quali la geometria, l'astronomia, la musica, le arti speculative ed il relativo scopo, le arti pratiche ed il loro scopo, ecc.) Scienze Fisico-Naturali (riguardanti, fra l'altro, la materia, la forma, il moto, la meteorologia, le miniere, i minerali, gli animali,la composizione del corpo, ecc.), Scienze Psichico-Intellettuali (il cosmo, l'intelletto, l'amore, la resurrezione, causa ed effetto, ecc.), Scienze Metafisiche e Rivelate (opinioni e religioni, essenza della fede, essenza della Legge divina, gli Stati degli Spirituali, per concludere con Magia, talismani, malocchio) (A. BAUSANI, op. cit.). Per Abû 'l-Fath ‘Omâr ibn Ibrâhim al-Xayyâmî incerte sono le date di nascita e di morte collocate frequentemente, tuttavia, intorno al 429/1038 - 517/1123 oppure 440/1048 - 526/1132. Le notizie relative alla vita sono scarse: nacque vicino Nišâpur, la città nella quale trascorse la vita e morì. Nel 467/1074-5 era già un famoso matematico e ricevette l'incarico di riformare il calendario poi noto come calendario jalâli, più esatto di quello gregoriano ed ancora oggi usato in Persia. Oltre alle Quartine, le opere più note riguardarono la matematica e la sua Algebra, rappresenta la migliore opera medioevale sull'argomento. ‘Omar Xayyâm classificò le equazioni del terzo grado in 25 categorie per alcune delle quali diede la soluzione geometrica riferita alle equazioni coniche (HASSAN e HILL, op. cit., p.25); egli si interessò anche di filosofia metafisica (NASR, op. cit., pp. 45-46); nota è anche la Risâlah-i Wujûd, in cui distinse i ricercatori della conoscenza in Teologi, Filosofi, Ismailiti, Sufi (NASR, op. cit., p.28). Abû 'l-Fath al-Rahmân al-Xwâzinî, vissuto nel XII secolo, era di Merv, allora in Persia; continuò, in particolare, lo studio della meccanica e dell'idrostatica sulla scia di al-Biruni, ma si occupò anche di fisica e di astronomia. Il Libro della bilancia del sapere era conosciuto e utilizzato per la determinazione dei baricentri dei corpi (NASR, op. cit., p.115); lo studioso anche un excursus sugli studiosi che, prima di lui, si erano occupati dell'argomento a partire dai greci (MARSHALL CLAGETT, La scienza della meccanica nel Medioevo, Milano, 1981, pp. 84 e segg.). Il nostro autore identificò la forza di gravità con una forza baricentrica diretta verso il centro dell'universo. Osservando, invece, la risalita dell'acqua all'interno di tubi spiegò il fenomeno della capillarità ed osservando la densità dei liquidi ne determinò la temperatura (HASSAN e HILL, op. cit., p. 27).  Giyât al-Din al-Kâšânî - o al-Kâšî -, visse tra il Quattrocento ed il Cinquecento, era originario della città di Kâšân, fu matematico ed astronomo, scoprì, fra l'altro, le frazioni decimali e determinò esattamente il valore del p (NASR, op. cit., p.125) fissandone il valore nella al-Risâlah al-muhitiyya e determinato in 2p = 6,165928.........nel sistema sessagesimale ed in 6,283185.....in quello decimale; osservò e studiò l'eclissi lunare del giugno 1406, scrisse un Trattato sugli strumenti astronomici, collaborò, fra l'altro, con Ulug BeÐ alla costruzione dell'Osservatorio. La sua opera maggiore resta la Miftâh al-hisâb (La Chiave dell'Aritmetica) (cfr.: Encyclopédie de l'Islam, Tome IV, Leiden, 1975, p. 371). Bahâ al-Dîn al-‘Amilî (1546 - 1621), le cui notizie sulla sua vita sono controverse: secondo alcuni - fra i quali Nasr, cfr. op. cit. p. 49-50 - sarebbe nato in Libano nei pressi della città di Baalbek e da qui si sarebbe trasferito a Qâzwin e poi nel Xorasân; per altri sarebbe originario di Djabal ‘Amila in Siria, da dove sarebbe emigrato in Persia (Encyclopaedia of Islam, vol. I, Leiden, 1960, p.436). La versione di E. Kohlberg riporta che Baha‘ al-Dîn ‘Amilî, Šayx Mohammad b.Hosayn Bahâ‘-î , discepolo di Imâmî, sarebbe nato ancora vicino Baalbek nel mese di Du'l hujja/18 febbraio 1547; da qui, con la famiglia, sarebbe andato dapprima a Isfahân, poi a Qazwin seguendo il padre - Šayx al-Islâm - negli spostamenti per la propaganda della fede. Probabilmente viaggiò pure a Gerusalemme, Mecca e poi Siria ed in Azerbaijân; passò, comunque, gli ultimi anni della sua vita a Isfahân e fu sepolto a Tus . Compose oltre cento opere in arabo e in persiano; di lui sono noti alcuni Adâb (Consigli); si interessò poi anche di grammatica oltre che di diritto; il suo interesse per le scienze è evidente in opere come il trattato astronomico Fi-Ta šrih al-aflâk (Anatomia dei cieli) oppure nella summa di aritmetica Kolâsat al-hisâb; al-‘Amilî scrisse anche un libro sull'arte della divinazione ed alcuni lavori sulle scienze occulte (E.KOHLBERG, in Enciclopedia Iranica, , vol. III, pp.429 -430). Lo studioso fu, come il padre, Šayx al-Islâm ma non tralasciò per ciò lo studio della matematica, dell'astronomia, dell'architettura, dell'alchimia, predicò, inoltre, l'ideale dell'unificazione della conoscenza (NASR, op. cit., pp.49 50). Per quanto riguarda un altro studioso persiano - Karajî - importante per i temi che si vanno affrontando in questo saggio, cfr.: G. Ferriello, L’Estrazione delle acque nascoste, cit..

[18] HASSAN e HILL, op. cit.., pp.42 – 52.

[19] HASSAN e HILL, op. cit., P. 45.

[20] HASSAN e HILL, op. cit., P. 45.

[21] HASSAN e HILL, op. cit., pp.49 – 52.

[22] HASSAN e HILL, op. cit., p. 54.

[23] HASSAN e HILL, op. cit., pp. 54 – 55.

[24] ROBERT JOHN FORBES, op. cit., vol. II, pp. 116 – 119.

[25] R OBERT JOHN FORBES, Studies in ancient technology, Leiden, 1964, vol. II, p. 116.

[26] Al-Amirî nel X secolo afferma, per esempio, che fra le scienze religiose e le matematiche non esiste alcuna contraddizione, HASSAN e HILL, op. cit., pp. 263 e segg..

[27] IBN KHALDUN, The Muqaddimah, an introduction to History, trad. di Franz Rosenthal, London, 1958, 3 voll., vol. III pp. 131 - 132