Antonio Ruberti. A dieci anni dalla sua scomparsa

Pubblichiamo l'articolo di Pietro Greco apparso su "l'Unità" del 22 settembre dal titolo "Dieci anni fa moriva Antonio Ruberti".

 

Pochi se ne sono ricordati. Ma lo scorso 4 settembre cadeva il decimo anniversario della morte di Antonio Ruberti. Persona dal cursus honorum sterminato, sia nell’accademia che in politica. Ricercatore, rettore, ministro, commissario europeo. Ma soprattutto persona capace come pochi di mettere il suo straordinario senso pratico al servizio di un set ricchissimo di grandi idee.

Antonio Ruberti

Al costo di essere riduttivi, vorremmo ricordarlo, in questa sede, solo per due di queste idee cui ha cercato di dare solide gambe. La prima idea è che l’Italia dovesse ribaltare il proprio modello di sviluppo senza ricerca. Dovesse credere nella scienza come cultura e nella cultura scientifica come leva di sviluppo. Sapeva, però, che condizione forse non sufficiente ma certamente necessaria per realizzare questo obiettivo era un finanziamento all’altezza di quello degli altri paesi. Così si è battuto e ha ottenuto la costituzione di un ministero per l’università e la ricerca dotato di portafoglio. E poi da ministro da un lato ha fatto approvare e ha finanziato l’unica legge di questo paese che si preoccupa di incrementare la cultura scientifica. E dall’altro ha sostenuto come nessun altro la ricerca sul campo. Lui ministro l’investimento italiano in ricerca ha raggiunto il massimo storico: l’1,2% del Pil.
Da Commissario europeo, poi, ha avanzato l’idea di creare “lo spazio comune della ricerca”, sostenendo che l’Unione non poteva avere 15 (oggi 27) politiche scientifiche diverse. E si è battuto, poi, perché il Programma Quadro per la ricerca europea diventasse più ricco: ben sapendo che senza una politica comune della ricerca mai l’Europa sarebbe diventata regione leader al mondo dell’economia della conoscenza, obiettivo che l’Unione si è dato a Lisbona proprio nel 2000.
Malgrado la sua azione, il progetto di Ruberti non si è ancora realizzato. Né in Italia, né in Europa. Ma resta più che mai valido per cercare di evitare all’una e all’altra una lunga stagione di declino. Purtroppo né a Roma né a Bruxelles ci sono, in questo momento, persone dotate della medesima lucidità e della medesima determinazione in grado di portarlo a termine.

Un'immagine di Antonio Ruberti, ministro dell'Università e

della Ricerca Scientifica e Tecnologica dal 1989 al 1992,

ritratto con Biancamaria Bosco Tedeschini