DALLA LETTURA ESTETICA ALL’INTERPRETAZIONE TECNICO-SCIENTIFICA

Questo saggio[1] vuole analizzare alcuni fondamentali elementi del pensiero tecnico-scientifico del mondo iranico medievale espresso nelle fonti o in testi di studiosi iraniani. In tale genere di scritti, relativamente allo studio dell’Architettura e della sua evoluzione storica, è possibile individuare approcci culturali e procedimenti condivisi oltre ad interessanti riferimenti di tipo culturale determinati dalla presenza di traduzioni di testi greci - forse anche latini - effettuate nei primi secoli della dominazione islamica. Nella fattispecie Kuros, nel capitolo sull'arte e sulla scienza antica tratto da Âb va fann-eâbyâri dar Irân-e bâstân (Acqua e tecnica idraulica nell’antico Irân), osserva:

Poiché quando si tratta delle funzioni e dei resti culturali di civiltà antiche del popolo iraniano, si parla più dell'arte che della scienza, sarà opportuno che qui si accenni al significato di "Arte". L'arte sarebbe il talento individuale delle persone che, grazie alla forza interiore come sentimento, pensiero ed intelletto, fuoriesce per produrre opere ad essa riferibili().

L'arte può manifestarsi come arte mojassam (visibile), per esempio come l'architettura, la pittura, la scultura, ed anche come arte melodica, come poesia, danza, musica, e così via (…). Al di là del campo della Tecnica e della Scienza, l'arte avrà, comunque, altri doni e pregi.[2]

 L’analisi proposta potrà apparire settoriale. Tuttavia, nello studio di manufatti lontani nel tempo e nello spazio esistono complicazioni connesse al forzato ricorso a dati forniti da altri studiosi, altrimenti interessati ad aspetti che non sempre, collimano con gli odierni, mentre il reperimento di testi può ancora oggi essere affidato al caso in ragione della non sempre aggiornata e corretta classificazione dei documenti che è variata nel tempo ed in relazione alle differenti aree geografico-culturali. E' opinione corrente, per di più, che uno storico dell'arte debba avere una formazione prettamente umanistica e che un tecnico, di contro, debba occuparsi esclusivamente dell' aspetto materiale della costruzione avulsa da istanze di carattere estetico e culturale in genere. Il giudizio artistico, di conseguenza, può risentire fortemente della dicotomia di fondo, sempre esistente, fra Scienza ed Arte. Una lettura di tipo tecnico in genere viene ancora considerata quasi mortificante per lo storico dell'arte e non si valuta adeguatamente quanto la scienza e la tecnica siano determinanti anche per l'esito estetico. Si procede, di conseguenza, come se fosse possibile ottenere le forme indipendentemente dal materiale, dalla sua lavorazione, dalla scienza e dalla tecnica costruttiva e come se fosse possibile realizzare - quindi studiare - le costruzioni tenendo presente solo l'inventiva, cioè l’impronta soggettiva dell'artista.

 Da manoscritti e testi in lingua persiani sulla produzione architettonica ed ingegneristica[3] si traggono numerose informazioni riguardanti il settore della costruzione. Particolarmente significativi si sono rivelati i riferimenti a manufatti nei quali i Persiani hanno esplicato le proprie capacità progettuali: ponti, qanât (acquedotti sotterranei), cisterne e serbatoi. In alcuni modelli sono stati evidenziati tipici caratteri persiani; in altri, possibili citazioni, oppure più o meno espliciti riferimenti al mondo occidentale. In tutti i campioni analizzati, comunque, è stato individuato almeno un carattere distintivo: talvolta nell'elemento stesso - come per i qanât - talaltra nelle forme, nei materiali o nel relativo assemblaggio a dimostrazione della capacità dei Persiani di costruire propri esemplari o di reinterpretare e riadattare modelli acquisiti da altri oppure di elaborarne di propri.

 Nel caso dei ponti, non sempre è possibile ridurre la caratteristica alla semplice funzione di superamento di ostacoli. In molti di loro, infatti, spesso coesistevano e coesistono ancora oggi funzioni diverse: superamento di impedimenti naturali, incanalamento di acque irrigue, sfruttamento di soluzioni tecniche con lo scopo di ottenere configurazioni - anche complesse - che si inseriscono nel contesto paesaggistico come elemento scenografico. In questi casi si dovrebbe parlare di un vero e proprio sistema di attraversamento fluviale e di ridistribuzione idrica oppure di “ponte polifunzionale” per restare fedeli alla definizione data da Kuros nel suo libro[4]. Durante l'era musulmana si incrementò il numero dei ponti-diga per la sopravvenuta necessità di maggiori scambi commerciali e l'aumentato numero di viaggi e spostamenti di un considerevole numero di persone[5]. Nella regione di Isfahân - antica capitale persiana - sono famosi i ponti costruiti durante il periodo safavide; nella regione, il fiume Zâyandehrûd veniva frazionato in una moltitudine di canali sfruttati per l'irrigazione dei villaggi situati lungo il percorso del fiume dove:

“La distribuzione dell'acqua (…) è un'operazione molto difficile e spesso causa di contrasto fra gli agricoltori. Per dirimere queste discordie intervennero sapienti e celebri matematici iraniani, fra i quali Šeyx Bahâ‘i che, nell'anno 923 H./1545-46, predispose un registro contabile relativo alla ripartizione e al consumo dell'acqua dello Zâyandehrûd e sul quale ancora oggi si basa la loro ripartizione (…)”.[6]

 Nell’antica Persia non erano rari nemmeno i lavori di perforazione di montagne per consentire lo scorrere in galleria delle acque utilizzabili per una razionale irrigazione e lo sfruttamento ottimale delle risorse naturali:

“Del ponte - diga di Dezfûl non resta altro che piccole porzioni; perciò, perdendosi il ponte diga, gli strati delle pietre calcaree sono stati esposti all'erosione atmosferica (…). L'altezza della corona del ponte - diga, dal livello dell'acqua durante il periodo di magra, arrivava a tre metri. Sulla sponda sinistra e destra esistono molti canali di irrigazione. L'inizio di questi corsi d'acqua cominciava in galleria”.[7]

 La costruzione di complesse strutture idrauliche richiedeva la conoscenza di solide basi teoriche, la selezione dei materiali, l’utilizzo di malte idrauliche e l’impiego di strumenti di misura, quali livelle e traguardi. Preziose informazioni sul corredo del topografo e sulla costruzione di strutture idrauliche - inclusi sbarramenti, consolidamenti dei terreni tramite casseforme, realizzazione di canali impermeabilizzati e posa in opera di tanbuše (tubature di argilla) - sono stati descritti intorno al Mille nel trattato Karajî sulla costruzione di acquedotti sotterranei. Il livello di perfezione raggiunto nelle costruzioni non poteva essere occasionale, bensì fondarsi su un substrato di conoscenze non empiriche né casuali e già consolidate.

 


[1] E’ nato da studi che risalgono ormai a circa venti anni orsono. Una prima analisi sull’argomento è in Giuseppina Ferriello, Le tecniche costruttive nel Medio Evo Islamico attraverso le fonti persiane, 2 voll., Tesi di laurea in Lingua e Letteratura Persiana, I.U.O., Napoli, anno acc. 1992/3, seguita da: G. Ferriello, Il sapere tecnico-scientifico fra Iran e Occidente, una ricerca nelle fonti, tesi di Dottorato in Studi iranici, X ciclo, anno accademico 1997/1998; G., FERRIELLO «Problemi di Storia della scienza nel trattato medievale di idraulica del persiano Karaji» in Oriente Moderno, nn. 7-12 (luglio - dicembre 1995) pp. 267 – 285; La meccanica e la statica nelle enciclopedie persiane ed arabe fra l’VIII ed il XV secolo,Atti XXIV Congresso Nazionale SISFA; G. Ferriello, Il ritrovamento di un manoscritto persiano: La Meccanica di Erone alessandrino, IV Congresso SISM, Padova, 2004: Preprint, pp. 14 – 18; G. Ferriello , Il Ketab-e Usul-e mesahat persiano (Il Trattato persiano di agrimensura), contributo alla Storia della Scienza in Iran, in: Memorie Scientifiche. Giuridiche, Letterarie, serie VIII-Vol.XII-Fasc.II,2009, pp. 359-373; G. Ferriello The lifter of Heavy Bodies of Heron of Alexandria in the Iranian World, in: Nuncius, Firenze, Leo S. Olschki Editore, MMV, pp. 327 – 345; G. Ferriello , Fondamenti teorici dell’agrimensura persiana nella Majmu’a n° 169 della Bibliothèque Nationale de France di Parigi, in: Memorie Scientifiche. Giuridiche, Letterarie, serie VIII-Vol.XIII-Fasc.I,2010, pp.  47-112.

[2] Ýolâmrezâ Kuros, Âb va fann-e âbyâri dar Irân-e bâstân (Acqua e tecnica idraulica nell’antico Irân), Tehrân, 1350 H. (circa 1972 - 1973), Cap. III: Uno sguardo a proposito dell'arte e della scienza dei predecessori sull'acqua e sul sistema agrario, p. 70.

[3] G. Ferriello, Le tecniche costruttive nel Medio Evo Islamico cit.

[5] Ý. Kuros, Op. Cit., p. 184.

[6] Cfr.: Ý. Kuros, Op. Cit., p. 206.

[7] Ý. Kuros, Op. Cit., p. cit., pp. 197 – 199.