L’APPORTO DELLE FONTI SCRITTE

 In Oriente come in Occidente le somiglianze rilevabili nei settori della costruzione, della Meccanica, della letteratura tecnica e/o della trattatistica sono molte. Prove si rintracciano in meccanismi da diletto, nella strumentazione di misura, nella produzione edilizia e, per quanto concerne quest’ultima, specificamente nella tipologia in varie soluzioni costruttive, nella decorazione, nei materiali ed anche nella strumentazione topografica e di cantiere.

 Ciononostante, a causa dello scarso ricorso alle fonti in lingua resta ancora oggi da identificare gran parte del contributo specifico dato in ambito iranico ed arabo. Determinanti per il permanere di lacune sono la carente conoscenza delle lingue e il conseguente limitato ricorso ai documenti, nonché la ricorrente confusione - generata anche dall’utilizzo di caratteri alfabetici simili[1] - fra la semitica lingua araba e la indoeuropea lingua persiana. D’altro canto, permangono ancora oggi inalterate le preclusioni della storiografia ottocentesca e la radicata consuetudine a ritenere arabo chi, in realtà, era un arabografo legato alla propria area di formazione. Complicano le indagini l'enciclopedismo medioevale (che accomunava un tempo campi disciplinari oggi distinti), l'inserimento della scienza iranica nel più vasto spazio della cultura musulmana e la differente estensione dell'area geografica iranica odierna rispetto a quella storica,[2] il frequente utilizzo dell’arabo - un tempo lingua internazionale al pari del latino per l’occidente - e la diversa, talvolta divergente, classificazione delle singole discipline adottata in passato nell'ambito delle enciclopedie scientifico-filosofiche o semplicemente nella catalogazione dei testi manoscritti. Per quanto concerne l’area iranica, la penuria di testi originari tradotti in lingue europee ha indotto gli studiosi occidentali a rimanere vincolati a giudizi di carattere esclusivamente estetico lasciando irrisolte incognite fondamentali quali l'individuazione delle fonti e delle relative interferenze fra gli scritti iranici e le fonti occidentali assieme alla identificazione dello specifico contributo iranico all'evoluzione del sapere.

 L'indagine tematica principale in questo contributo, basato su traduzioni di testi persiani manoscritti ed a stampa, è stata riservata alle scienze matematiche e tecniche del periodo proto-islamico, quando l'Islam unificò in un unico bacino politico e culturale ambiti precedentemente divisi innestando sulla tradizione autoctona influssi mediati da paesi orientali - India e Cina - od occidentali quali l’impero romano e la Grecia.

 Sebbene la lingua araba durante il Medio Evo costituisse un forte elemento unificatore e di coesione fra le élites sociali delle differenti etnie, nei contenuti i testi denunciavano elementi specifici delle singole culture mentre la presenza di studiosi di talune discipline concentrati in stesse aree erano quasi certamente determinati dalla presenza di scuole. Due risultano essere state le aree caratterizzate da specializzazione di interessi riferibili alle scienze matematiche applicate (topografia ed astronomia): l'area iranica (Xorâsân, Xwârazm, Fârs, Mâzandarân e Jabâl)[3] e la mesopotamica. La prima - dove si era formato il partito dei califfi abbassidi mecenati delle scienze e anzitutto della medicina e delle matematiche - era caratterizzata da una radicata consuetudine di carattere locale riferibile alla presenza di conoscitori di matematica cinese e indiana; la seconda era contrassegnata soprattutto da contatti diretti con il mondo romano ed ellenistico che lasciarono varie tracce nella produzione edilizia e nell’urbanizzazione.

 Un'analisi delle scienze matematiche e tecniche del mondo iranico è chiamata oggi a confrontarsi con due ordini di difficoltà apparentemente incongruenti: per quanto concerne le trattazioni di carattere generale, esiste un'ampia e definita bibliografia difficilmente ampliabile e perfezionabile nella sua sostanza mentre ancora molto scarsi gli studi effettuati sui codici. Costituiscono fattori fortemente limitanti la penuria delle fonti in lingua, l'ancora complicato e casuale reperimento di testi manoscritti ed a stampa, la peculiarità delle traduzioni di soggetto tecnico-scientifico, la ricostruzione della strumentazione e dell'apparecchiatura descritte od illustrate assieme a congegni puramente fantastici.  

 


[1] La lingua araba ha radici semitiche ed il suo alfabeto ‘lunare’ comprende 28 caratteri. La lingua persiana ha radici indo-arie ed il suo alfabeto ‘solare’ include 32 caratteri. Durante la dominazione araba la lingua iranica acquisì al suo interno un vasto patrimonio lessicale di derivazione araba pur mantenendo la propria struttura linguistica.

[2] Includeva ambiti quali l'Afghanistân, parte della Turchia ed alcune repubbliche ex sovietiche come l'Azerbaijân, il Turkmenistân, l'Armenia e la Georgia oltre a territori abitati da persofoni come l'Uzbekistân ed il Tajikistân attuali.

[3] Per le trascrizioni delle lettere dell’alfabeto arabo-iraniano viene utilizzata la versione moderno-contemporanea. Nel riportare, però, citazioni altrui e titoli di libri viene utilizzata quella dell’autore anche se desueta.