La Camera Alta di Umberto Veronesi

Dal 21 al 23 del prossimo mese di settembre si terrà sull'isola di san Giorgio Maggiore a Venezia la «First World Conference on the Future of Science», la «Prima conferenza mondiale sul futuro della scienza». Lo ha annunciato nei giorni scorsi il professor Umberto Veronesi, oncologo e già ministro della ricerca, che dell'evento è l'ispiratore e il presidente. D'altra parte la conferenza è organizzata proprio dalla fondazione che prende il nome dell'ex ministro, la Fondazione Umberto Veronesi, insieme alla Fondazione Giorgio Cini e alla Fondazione Silvio Tronchetti Provera.

Gli obiettivi della conferenza, così come enunciati dal suo presidente, sono diversi. Il primo e il più immediato è mettere insieme Premi Nobel e ricercatori di primo piano di ogni parte del mondo per discutere del futuro della scienza. Delle nuove conoscenze che già si annunciano. E dell'impatto che avranno sulla nostra società. E poiché le conoscenze scientifiche si diffondono in tutte le pieghe della società, saranno chiamati a confrontarsi anche valenti studiosi di discipline umanistiche: filosofi, storici, teologi, economisti.

Siamo convinti che Umberto Veronesi coglierà in pieno questo primo obiettivo che si è dato e che la conferenza sarà di estremo interesse, sia per l'autorevolezza degli studiosi che interverranno che per l'attualità dei temi che tratteranno.

Un secondo obiettivo della Conferenza è quello di iniziare a modificare la percezione che della scienza ha il grande pubblico. Secondo Umberto Veronesi, infatti, in questo momento la scienza non gode di una buona immagine presso la gente. E questa cattiva immagine è un grosso ostacolo sulla via del progresso. Perché non c'è progresso – sostiene Veronesi – se c'è una spaccatura tra la gente e la scienza.


Umberto Veronesi
Si può condividere o meno questo ottimismo illuminista di Veronesi. Si può notare che non è del tutto esatto sostenere che il grande pubblico ha una percezione negativa della scienza. In realtà, gli scienziati – lo dimostrano tutte le grandi indagini demoscopiche in Italia, in Europa e in tutto l'Occidente – sono tra le figure sociali che godono di maggior fiducia tra la gente.

E l'immagine negativa appartiene ad alcuni specifici settori – per esempio le biotecnologie verdi, quelle impiegate in agricoltura – e non alla scienza in quanto tale.

Tuttavia, anche questo secondo obiettivo della Conferenza è largamente condivisibile. La scienza è parte fondante della società della conoscenza nella quale viviamo. Noi tutti siamo sempre più spesso chiamati a prendere decisioni su problematiche che hanno un forte carattere scientifico (si pensi, per esempio, ai prossimi referendum abrogativi della legge sulla fecondazione assistita). E, dunque, una società più e meglio informata sulla scienza è una società che può esercitare di più e meglio le sue funzioni democratiche.

C'è, infine, un terzo obiettivo che Umberto Veronesi si propone di raggiungere con la Conferenza di Venezia: far nascere il primo nucleo di una futura Camera Alta per la Scienza. Ovvero di un gruppo di intellettuali indipendenti impegnati a disegnare l'evoluzione futura della nostra società. E – se abbiamo ben capito – offrire alta consulenza alle istituzioni politiche e all'intera cittadinanza.

Questo obiettivo ci sembra, francamente, un po' ingenuo e piuttosto opinabile. È ingenuo e opinabile, a nostro modesto avviso, sia immaginare che le istituzioni e la popolazione intera possano delegare a un organo consultivo permanente il disegno, squisitamente politico, della società del futuro. I parlamenti e i cittadini tutti pretendono, giustamente, per sé questa funzione democratica essenziale. Ed è ingenuo immaginare che possa esistere una Camera Alta che esprima la voce della scienza. Sulle questioni politiche, gli scienziati sono divisi com'è divisa la società. E non può – non deve – esserci alcuna Camera Alta che, su questi temi, possa parlare a nome della scienza. Se qualcuno cerca di farlo, rischia di essere clamorosamente smentito il giorno dopo.

D'altra parte organi consultivi permanenti sul fronte scienza-società già esistono. Per esempio c'è il Comitato Nazionale di Bioetica. Esso assolve a compiti preziosi di informazione. Ma non riesce – né francamente deve farlo – a disegnare il futuro bioetico della nostra società. Non solo e non tanto perché, sulle questioni di fondo, l'organo di alta consultazione spesso si divide. Ma anche e soprattutto perché sulle questioni di fondo – si veda ancora una volta il tema della fecondazione assistita – il Parlamento (votando una certa legge) e i cittadini (chiedendo di abrogare quella legge) rivendicano giustamente a sé il diritto di decidere.

Forse, il modo migliore per stabilire un dialogo costruttivo con la società, da parte della comunità scientifica, non sta nel salire sulla collina del proprio sapere – la Camera Alta già nel nome indica un'idea superba di separazione – e pretendere di parlare ex cathedra su questioni anche politiche. Forse la strategia migliore per gli uomini di scienza è scendere da questa collina e aprire un dialogo alla pari, in cui si parla e si ascolta, con i cittadini, utilizzando tutti i mezzi disponibili alla comunicazione tra le persone.

In definitiva, l'istituzione di una Camera Alta della Scienza potrebbe rilevarsi un boomerang per la comunità scientifica del nostro paese. Accentuando, invece che riducendo, quella separatezza tra scienza e società che si denuncia. Accentuando e non riducendo le reciproche diffidenze e incomprensioni. Se nel 1998 gli scienziati svizzeri hanno vinto la loro battaglia referendaria sul futuro delle biotecnologie in quel paese non è perché sono saliti sull'Aventino del loro sapere e hanno dispensato lezioni al pubblico dei non esperti, ma perché sono scesi in piazza tra i cittadini e con i cittadini.