Le Olimpiadi di Fisica. Una lettera di Gian Italo Bischi

Cari amici,

leggendo la notizia dell'ottimo risultato ottenuto dai liceali italiani alle Olimpiadi di Fisica a Zagabria (link articolo) vorrei comunicarvi una riflessione, forse un po' banale ma ... in linea con il periodo estivo.

Dal fatto che:

- tanti giovani laureati italiani trovano con grande facilità lavoro all'estero anche in settori avanzati della ricerca e dell'industria (ho spesso constatato che i neolaureati italiani vengono molto apprezzati e accolti con favore quando si rivolgono a istituzioni francesi, olandesi, tedesche ecc.)

- nelle competizioni scientifiche tra studenti liceali i nostri si fanno spesso onore (come nel caso delle Olimpiadi di Fisica da cui sono partito)

- le scuole elementari italiane sono sempre state considerate (almeno prima dell'ultima riforma) tra le migliori in Europa;

mi sembra di poter dedurre che il sistema educativo italiano non è poi cosi' disastroso come molti (quasi tutti) affermano. In genere, infatti, la qualità di una industria si giudica dalla qualità dei suoi prodotti. E' vero che occorrerebbe valutare la media, ma il fatto che la scuola riesca a non rovinare e a non demotivare del tutto i più bravi è già un risultato.

Mi chiedo allora se è poi cosi' necessario e così urgente fare continuamente riforme e riforme delle riforme. Questa volontà di riformare tutto e tutti è ormai talmente radicata e continuamente riproposta che viene accettata da molti come se fosse una vera necessità. Ma è proprio necessario riformare in continuazione un sistema che tutto sommato sta funzionando meglio che in altri Paesi europei?

Non sarebbe meglio lasciare stare per un po' le cose cercando semplicemente di valorizzare le caratteristiche positive e gratificare chi si impegna? Gratificare può anche significare semplicemente lasciare lavorare in pace senza rompere troppo le scatole con continui cambiamenti e stravolgimenti, magari offrendo posizioni stabili a chi da anni subisce l'umiliazione del precariato. Perché, se gli insegnanti vengono demotivati (e mi sembra che questo stia accadendo), allora questo sarebbe il vero disastro.

O forse, come scriveva il principe di Lampedusa, si tratta di quel "cambiar tutto per non cambiare nulla"?

Gian Italo