Mi candido alla presidenza dell'UMI. Nostra intervista a Ciro Ciliberto

A breve si terranno le elezioni per il rinnovo degi organi sociali dell'UMI (Unione Matematica Italiana) e in particolare della carica di presidente dell'associazione. Abbiamo così rivolto alcune domande a Ciro Ciliberto, da tempo impiegato della redazione di "Lettera Matematica PRISTEM" e candidato alla presidenza dell'UMI.

Ciro Ciliberto, professore ordinario di Geometria superiore a Roma Tor Vergata e studioso internazionalmente noto per le sue ricerche di Geometria algebrica. Ciro Ciliberto ha sviluppato anche una specifica sensibilità per gli aspetti storici (legati in particolare alla Scuola italiana di Geometria algebrica tra Otto e Novecento, con ricerche tradotte anche in inglese) e divulgativi collaborando tra gli altri alla serie di racconti pubblicati con il titolo "I numeri nel cuore" (Spriger, 2008).

Ciro Ciliberto

 

Come è nata la sua candidatura alla presidenza dell'UMI? Da un'insoddisfazione nei confronti delle recenti gestioni? Da una volontà/necessità di introdurre qualche elemento di discontinuità? Oppure, più semplicemente, dal desiderio di dare il suo contributo alla direzione della società professionale dei matematici italiani?

Intanto vorrei ringraziarvi per questa intervista, che mi consente di approfondire alcuni temi relativi alla mia candidatura. E colgo l’occasione per invitare i lettori del sito PRISTEM a visitare il mio blog http://cilibertoumi.blogspot.com/. Lì ogni commento e proposta di discussione è benvenuta.

Ora vengo alla prima, non facile domanda. Per prima cosa voglio dire che vari colleghi mi hanno incoraggiato nel proporre la mia candidatura. Ma non mi nasconderò dietro il solito "non mi sono potuto rifiutare di fronte a un tale tributo di stima…". La mia candidatura nasce soprattutto dal fatto che mi sono voluto candidare. Anche se, il sapere di poter contare sull’appoggio di tanti colleghi che stimo, e con molti dei quali si sono instaurati rapporti di antica e solida amicizia, mi ha incoraggiato e mi conforta. Insomma, sono sicuro di non essere solo in questa occasione. Ma questo non risponde del tutto alla domanda: perché questa candidatura? Tutti sappiamo che stiamo attraversando un momento critico e delicato, di profondo cambiamento e di transizione. Io voglio essere ottimista e pensare che, se usata bene, questa crisi, questa transizione, ci potrà portare a qualcosa di meglio, ad un uso più attento delle risorse, materiali ed umane. Forze nuove stanno emergendo, dobbiamo ascoltarle, dar loro spazio, non arroccarci su posizioni di privilegio, aprirci a soluzioni nuove. In questa fase, nel nostro piccolo, ognuno di noi è chiamato a dare qualcosa, a fare di più e meglio che nel passato. Ho pensato che, dopo anni di studio, lavoro, esperienze, avessi maturato delle idee che possano essere utili alla comunità in cui opero e vorrei provare a dedicare una parte del mio tempo anche a questo. Se venissi eletto, non tralascerei la ricerca, cui tengo molto, che mi riempie di responsabilità verso allievi e collaboratori, che mi ha dato l’opportunità di conoscere tante persone brillanti e interessanti e di ampliare la mia cultura, non solo matematica. Ma vorrei anche mettere al servizio dei miei colleghi tempo, esperienza organizzativa, ideee e proposte. Ciò detto, di nuovo non mi nasconderò dietro un dito: se tutto nell’UMI, così com’è ora, fosse stato perfetto, probabilmente non avrei pensato a candidarmi. Elementi d’insoddisfazione c’erano, ci sono, non solo il solo ad avvertirli, e ho voluto dare a chi li nutre un punto di riferimento per esprimersi. Una candidatura nata "fuori dal coro", fossi io o un altro a proporsi, era necessaria. Un elemento di discontinuità, come voi dite, con certi rituali del passato.

 

Quali sono gli elementi negativi (o, se non vogliamo usare questo termine, più critici o problematici) che scorge nella storia recente dell'UMI?

Non mi piace parlare di "elementi negativi". Diciamo però che  ci sono varie cose che, secondo me, vanno messe in discussione e cambiate, perché i tempi mutano e le esigenze sono diverse che nel passato. Qualcosa che mi piace poco nell’UMI attuale (e credo proprio di non essere l’unico a cui questo non piace) è un certo distacco dagli interessi e problemi reali dei soci, un compiacimento nella permanenza di tradizioni e usi ormai desueti, una certa chiusura verso i giovani, verso il rinnovamento, verso l’apertura a forze diverse da quelle "tradizionali". Per essere franchi, l’uso affermatosi negli ultimi anni, che sia il Presidente uscente a designare il suo successore, con elezione sancita poi da un consenso “bulgaro”, la trovo sbagliata. La mia candidatura, emersa al di fuori della cerchia "istituzionale" (sono iscritto all’UMI dal 1973 ma non ho mai fatto parte della Commissione Scientifica, ad esempio) è stata vista da qualcuno come un elemento di polemica, di conflitto, che avrebbe rotto una presunta unità dei matematici. Le cose non stanno così. La diversità di opinioni, di posizioni e di caratteri è una ricchezza inestimabile e testimonia solo della vivacità di un ambiente culturale ricco. E i soci sono ben in grado di decidere e scegliere, non hanno bisogno di mentori e “padri nobili”. L’UMI insomma non è, né può essere, patrimonio di pochi eletti (nel senso letterale del termine) che si riuniscono di tanto in tanto a Bologna per discutere di cose di cui a molti interessa poco e che comunque su quasi tutti hanno pochissima ricaduta. L’UMI è la nostra società, e deve essere un organismo vivo e vivace, una sede di discussioni e confronti civili, con l’obiettivo di giungere a realizzazioni concrete. Se così non è stato in un recente passato, è solo dovuto allo scarso impegno di noi tutti, perché l’UMI siamo noi. E allora occorre rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro!

 

Quali sono i punti principali del suo programma?

Cercherò di essere sintetico, elencando, come mi chiedete, i punti principali del mio programma. Il che renderà probabilmente il mio elenco non esaustivo.

i) Occorre valorizzare al massimo il patrimonio umano di cui gode l'UMI. Se fossi eletto, sarebbe mio impegno far sì che vi sia un coinvolgimento maggiore dell'attuale di tutti i soci alla vita dell'UMI. Innanzitutto proporrei un’ampia ricognizione sui temi caldi che stanno a cuore alla comunità. Tra questi metterei già sul tappeto i seguenti: (a) inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e della ricerca matematica, (b) pari opportunità, (c) maggiore e più efficace presenza dell'UMI nella società civile a sostegno della diffusione della matematica, (d) valutazione della ricerca e della didattica, (e) problemi dell’insegnamento della matematica a tutti i livelli, (f) formazione degli insegnanti, (g) valorizzazione, anche presso i media, della ricerca matematica sia pura che applicata, (h) coordinamento e informatizzazione a livello nazionale dell’uso del patrimonio librario e archivistico matematico.  Su questi ed altri ‘’temi caldi’’ vanno individuate una politica e una strategia  dell’UMI (anche in sinergia con altri organismi, penso ad esempio all’INdAM e ad altre società matematiche nazionali e internazionali), creando commissioni di studio ed esecutive. In queste vedrei necessaria la presenza, accanto a persone di esperienza, anche di molte socie e soci giovani. Ai giovani competenti dobbiamo dare spazio, negli organi direttivi dell'UMI, nelle commissioni, nei comitati di redazione, di là dai ruoli accademici ricoperti.

ii) Va moltiplicata l’attenzione dell'UMI sui temi dell'insegnamento della nostra disciplina nelle scuole di tutti i livelli. Un primo passo è il potenziamento della CIIM (Commissione Italiana per l'Insegnamento della Matematica dell’UMI), dandole maggiore autonomia istituzionale e prestigio: penso anche alla possibilità di eleggerne i membri e comunque di incrementare la presenza al suo interno di docenti di scuola media. Occorre incidere maggiormente sul territorio, coinvolgere le scuole più di quanto non si faccia ora, creare delle occasioni di confronto di scuole tra di loro e di scuole con l’università, dare più spazio dell’attuale a programmi di divulgazione e aggiornamento. Questi saranno punti ben presenti nella mia agenda, se fossi eletto.

iii) L'internazionalizzazione dell'opera e delle attività dell'UMI è un passo importante e inderogabile. Il congresso UMI va aperto a contributi non solo episodici di esperti stranieri. Le assemblee annuali, quasi sempre desolatamente semideserte, vanno vivificate come e più di quanto non si sia provato a fare in passato. Le attività editoriali vanno viste in una prospettiva e in un ambito internazionali, più di quanto non sia ora. Occorre individuare nuove iniziative editoriali, sia per quanto riguarda la ricerca pura e applicata che per la divulgazione. Ho avuto varie proposte e ho varie idee in tal senso e, nel caso fossi eletto, le metterei in discussione in Commissione Scientifica.

iv) Vanno sviluppati e ampliati i rapporti con altre società matematiche, sia a livello nazionale (AMASES, MATHESIS, SIMAI, etc.) che internazionale. Occorre istituire e/o ampliare convenzioni con altre società matematiche affinché sia facilitata l'iscrizione ad entrambe. È necessario aumentare la presenza di matematici italiani in organismi nazionali e internazionali di valutazione e di coordinamento della ricerca e della didattica.

v) Ho avuto modo di notare una diffusa disaffezione verso l'UMI. Occorre a mio avviso lanciare una vera e propria ''campagna abbonamenti'' per attirare nuovi soci giovani e riportarne all'UMI di meno giovani che se ne sono allontanati negli ultimi anni. In questo ambito è necessario pensare a più sostanziosi incentivi, e, ove possibile, a maggiori facilitazioni. Ad esempio, mi è stato segnalato che vari docenti di scuola media non rinnovano l’iscrizione anche per motivi economici. Su questo intenderei intervenire.

vi) Infine, se eletto, intenderei creare dei canali privilegiati di dialogo e discussione tra la presidenza e i soci: una maggiore vicinanza tra il ‘’centro’’ e la periferia è necessaria.

 

Come è considerata, a suo avviso, la Matematica italiana nel contesto internazionale e dai matematici degli altri Paesi?

Vivo nel mondo della ricerca matematica da circa quaranta anni. Quello di cui sono certo è che la reputazione della qualità della matematica italiana in sede internazionale è molto alta ed è andata costantemente crescendo dagli anni ’70 ad oggi. I nostri matematici vengono invitati in gran numero ai maggiori convegni specialistici. I nostri giovani, che purtroppo non riescono a trovare un posto di lavoro in Italia, lo trovano non difficilmente all’estero. Alcuni colleghi francesi, tra il serio e il faceto, parlano di una vera e propria "invasione" dei giovani italiani, e gli standards francesi non sono certo bassi. Le nostre università sono meta continua di visite da parte di moltissimi matematici stranieri. E, siamone certi, non vengono per il sole, il mare e la pizza, ma perché le collaborazioni che trovano in Italia sono eccellenti. Insomma la matematica italiana è competitiva, e si tratta, a mio avviso, di un vero “miracolo” se si tiene conto della esiguità degli investimenti davvero modesti nel nostro settore. Un miracolo che comunque affonda le sue radici in una solida tradizione culturale e in un bagaglio di ingegni che siamo in grado di rinnovare in continuazione.

Purtroppo a questo quadro dai colori brillanti fa riscontro una situazione organizzativa spesso carente, un impegno economico insufficiente da parte dello stato, e una singolare debolezza politica. Le nostre incapacità organizzative, quelle sì, sono oggetto di qualche sorrisetto ironico da chi è abituato nel suo paese a servizi funzionanti, segreterie tempestive, biblioteche eccellenti, istituti di ricerca di primo ordine, etc. Lo scarso impegno economico incide dappertutto, ad esempio nel decadimento del patrimonio bibliotecario, nella insuffcienza del numero di borse di studio post-doc, etc. La nostra debolezza politica si manifesta in vari settori, ad esempio nella carenza di riviste matematiche italiane di altissimo prestigio, nella modesta presenza (non per qualità ma per numero) di italiani tra i conferenzieri dei congressi internazionali dei matematici, nella scarsa presenza di nostri rappresentati in organismi internazionali, etc. Tutto ciò non è certo adeguato al livello della nostra scienza. È evidente una carenza di sostegno, cui va posto pronto e adeguato rimedio, e l’UMI può e deve far molto in questa direzione.

 

Pensa che l'UMI debba fare di più e/o meglio in tema di divulgazione della cultura scientifica?

Sicuramente sì, come ho già, in parte, accennato prima. Come? In primo luogo con apposite iniziative editoriali. La rivista “La Matematica nella Società e nella Cultura” dell’UMI pubblica molti ottimi articoli, ma si dirige comunque ad un pubblico scelto. Occorre pensare anche ad un pubblico più vasto dei matematici di professione. Bisogna poi organizzare attività specificamente orientate alla divulgazione: incontri, dibattitti, presentazioni di libri, giornate dedicate alla divulgazione, sia presso i più giovani, che sono il nostro patrimonio del futuro, ma anche presso “l’uomo della strada”. Troppo spesso la cultura scientifica, e in particolar modo quella matematica, è delegata ai pochi e carenti interventi dei media. Proprio per questo è necessaria una maggiore presenza dell’UMI. Troppo spesso giornalisti, politici ed anche gente qualunque, fanno un uso sbagliato dei numeri, delle statistiche, della probabilità che vengono usati come armi improprie per "oggettivizzare" in modo fasullo questo o quel punto di vista. E lo sprovveduto ascoltatore, intimorito dai numeri, finisce per credere a qualunque cifra gli si propini. E non è tanto raro che ci vengano proposti da giornali, radio o televisione, dei grotteschi strafalcioni matematici. La gente non immagina, se non glielo diciamo noi, che enorme potere abbia la matematica e che grande vantaggio risieda nel riuscire a padroneggiare anche solo un po’ di pensiero matematico per interpretare quel che ci succede intorno. Qualcuno ha osservato che, per fortuna, dal medico ci andiamo abbastanza di rado (i più fortunati molto di rado), mentre la matematica la usiamo tutti, che ci piaccia o no, che ce ne accorgiamo o no, ogni giorno, più volte al giorno: quando usiamo il cellulare o l’IPad, o ci colleghiamo a Sky, o preleviamo i quattrini col Bancomat, etc. Eppure dei medici tutti riconoscono, giustamente, l’enorme importanza sociale, dei matematici e della matematica moltissimi pensano che serva a poco o nulla, che sia un puro, e spesso inutile, esercizio intellettuale. Talvolta siamo proprio noi matematici ad avvalorare questo punto di vista. L’UMI può fare molto per sfatarlo, e per accreditare invece il punto di vista giusto: che senza matematica, senza la ricerca di base in matematica, senza le sue molteplici applicazioni, non si mangia… giusto per fare il verso ad un ben noto politico che ha affermato che la cultura non si mangia.

 

E il rapporto e con gli insegnanti?

Il compito svolto dagli insegnanti riveste un ruolo strategico in ogni società. La conoscenza che essi trasmettono è l’unica vera pietra fondante su cui costruire gli sviluppi del domani. L’educazione che essi impartiscono, i principi di comunicazione sociale, sono alla base del nostro vivere civile. Tutto questo viene troppo spesso trascurato e disconosciuto. Gli stipendi in Italia sono ai livelli tra i più bassi della Comunità Europea, i riconoscimenti pochi o nulli, la piaga del precariato affligge moltissimi giovani insegnanti. I problemi e le difficoltà che i docenti incontrano nell'insegnamento secondario e superiore, particolarmente in alcune vaste aree del paese, è sotto gli occhi di tutti: è ben noto il divario di rendimento scolastico tra nord e sud. Non potrà certo l'UMI, da sola, risolvere questi problemi, ma deve farsene carico per la sua parte. Instaurando un contatto ed un dialogo più stretto ed efficace con i docenti, favorendone la partecipazione, al momento molto esigua, alle sue commissioni, intervenendo sul settore dell’aggiornamento. La matematica cambia con grande velocità, come del resto tutto il mondo che ci circonda. Quando ero studente universitario le applicazioni della matematica che venivano insegnate consistevano esclusivamente nell’uso di modelli deterministici, basati sullo studio di equazioni differenziali. Probabilità se ne faceva poca o nulla. Applicazioni della matematica discreta, dell’algebra e della geometria, quasi nulla. La storia della matematica era per lo più assente dai curricula universitari. Oggi il quadro è cambiato. Ma i docenti che hanno la mia età o anche un po’ meno, se non si sono aggiornati, sono rimasti con quel punto di vista, che continuano a comunicare, magari inconsapevolmente, ai loro studenti. Le non poche volte che mi è capitato di fare delle conferenze rivolte a docenti, o a giovanissimi allievi, sulle applicazioni dell’algebra e della geometria, ho visto entusiasmo e meraviglia riguardo a come concetti ritenuti molto astratti trovassero delle applicazioni concrete talcolta vitali. O le volte che mi è capitato di parlare di aspetti storici della mia disciplina, la geometria algebrica, che ha avuto nel nostro paese uno dei suoi centri di sviluppo più importanti, ho visto l’interesse che questi argomenti, sconosciuti ai più, destavano nell’uditorio. Questo è un territorio sul quale l’UMI può e deve intervenire con maggiore impegno. Un’irripetibile occasione  di contatto e dialogo con il mondo della scuola, che assolutamente non va persa, è offerta dal Tirocinio Formativo Attivo (TFA) che il MIUR sta ora attivando. Si tratta del percorso formativo dei docenti del futuro. Questa innovazione lancia alle università una sfida che consiste nel ripensare in termini interdisciplinari ai percorsi formativi per la preparazione e formazione dei docenti. Essa costituisce una occasione di confronto e collaborazione tra le università e gli attuali docenti, il cui bagaglio di esperienza è  irrinunciabile in questa occasione.

Concludo con una notazione personale, che in parte traggo da un intervento sul mio blog. Il mio impegno nella ricerca di base in matematica è ben noto. Qualcuno può pensare che trascuri altri aspetti, come quello della didattica nelle scuole. Chi pensasse questo, sbaglierebbe. Lo testimonia il mio impegno nella divulgazione, ad esempio (ma non solo) sulle pagine della Lettera Matematica PRISTEM. E nella mia università sono ora in prima linea nella organizzazione del TFA. Ma c'è di più. Entrambi i miei genitori sono stati insegnanti, mio padre ha iniziato insegnando addirittura nelle scuole materne, per poi diventare professore universitario. Mia madre era un’insegnante di scuola media appassionatamente dedicata al suo lavoro. Ricordo con grande affetto e molta tenerezza la sua dedizione agli allievi e gli sforzi che faceva per aggiornarsi, studiare, trasmettere ai ragazzi il gusto della disciplina che amava, anche tra mille difficoltà ambientali nella Napoli dal dopoguerra agli anni '70. L'idea che ho in mente del docente di scuola media è quella, ed ad essa va il mio rispetto ed il mio affetto.