E' laureato in Fisica. E' redattore della rivista del Pristem "Alice & Bob" e di questo sito. Si occupa di comunicazione scientifica in molti ambiti: dalla redazione di siti internet a quella di libri di testo, dalla comunicazione scientifica nelle scuole dell'infanzia alla formazione di animatori e insegnanti sul gioco scientifico. E' appassionato di cinema, teatro e fotografia.
Ecco i principali punti emersi dai due giorni di dibattito.
La lotta alla povertà, alla fame, alla malnutrizione e alla scarsità di acqua, insieme alla garanzia dei diritti umani, sono i prerequisiti imprescindibili del processo di pace.
L’educazione e la formazione giocano di conseguenza un ruolo fondamentale nel processo di pacificazione mondiale. Come ha sottolineato nel suo intervento Shrin Ebadi, “la storia che studiamo oggi nelle scuole è la storia delle guerre, mentre dovremmo cominciare a scrivere la storia della pace, vale a dire analizzare quali fattori, ripetibili, hanno garantito duraturi periodi di pace nella storia dell’umanità.”
La promozione della tolleranza e la progressiva riduzione dei conflitti religiosi in nome di una società multietnica e multi confessionale, sono fattori determinanti della cultura di pace
Il progressivo disarmo e la riduzione degli eserciti nazionali appaiono come un obiettivo possibile che deve essere perseguito, benché sia evidente che non si possa ignorare l’ostacolo dell’industria bellica e gli ampi interessi economici e sociali ad essa correlati.
Sono obiettivi condivisibili che pochi di noi si potrebbero assumere il compito di criticare. Sono però obiettivi ideali che solo il tempo ci farà capire quanto realizzabili.