Un hub della cultura italiana del Novecento

"Non spezziamo quello che è intero,
diventa zero. "

L. Sinisgalli, "Mosche in bottiglia" (1975)


Leonardo Sinisgalli a Milano Bicocca, 1951
Questo numero delle Note, dedicato a Leonardo Sinisgalli (1908-1981), esce in occasione del centenario della nascita del poliedrico intellettuale di  Montemurro.
Sinisgalli è stato innanzi tutto un grande poeta ma ha anche dedicato il suo talento creativo (e la sua professionalità, essendo ingegnere) al servizio dell'industria e della pubblicità, come direttore degli uffici pubblicitari e delle riviste aziendali;

si é occupato, con competenza e senso critico, di architettura, arredamento, design; è stato critico d'arte e organizzatore di importanti mostre (fu lui stesso pittore e curatore di edizioni d'arte); si cimentò con successo come regista nella realizzazione di documentari e fu persino conduttore di trasmissioni radiofoniche che ebbero ampia risonanza sulle reti nazionali. Fu anche grande cultore di matematiche e si può dire - come lui stesso disse - che la Matematica fu la sua prima grande passione, insieme alla poesia, quando negli anni Trenta frequentava le lezioni di Castelnuovo, Levi-Civita e Severi (e del giovane Fantappié, allora assistente di Severi) in qualità di studente del biennio del corso di laurea in Matematica. La sua passione per le forme geometriche, con il fascino delle equazioni che le descrivono, lo accompagnò in tutte le sue molteplici attività, e continuò a costituire fonte di temi o metafore o analogie nei suoi saggi, racconti, poesie, disegni e documentari.
La varietà degli argomenti affrontati da Sinisgalli, lungo itinerari in apparenza difficilmente conciliabili, potrebbero indurre a pensare a un senso di dispersività e superficialità. In realtà, pur operando sul difficile terreno della contaminazione multidisciplinare, la sua mente plurima ha creato particolari sinergie e fusioni che lo hanno spinto verso visioni più profonde e originali di quelle che sono in genere ottenute in una logica interna alle singole discipline. Non è solo un personaggio a molte dimensioni ma anche complesso, termine quest'ultimo da intendere nel senso della moderna teoria della complessità, in cui l'unione di diverse componenti fornisce un aggregato che possiede proprietà superiori, o emergenti, rispetto alla semplice somma delle parti che lo compongono. Come un sistema complesso smette di funzionare se si toglie anche solo una piccola componente da cui è formato, così un personaggio poliedrico come Sinisgalli apparirebbe profondamente diverso ignorando anche una sola delle sue facce (come viene ricordato anche dalla strofa in epigrafe).
La sintesi di culture e esperienze realizzata da Sinisgalli non può non farci pensare a un personaggio del Rinascimento, quando era del tutto naturale intendere la cultura come un corpo unico, senza separazioni fra i vari saperi e arti. E tra le figure del Rinascimento è sicuramente immediato, con un fin troppo semplice gioco di nomi, accostarlo a Leonardo da Vinci, l'uomo rinascimentale e poliedrico per eccellenza, a cui effettivamente lo stesso Sinisgalli si ispirò, considerandolo proprio ispiratore e nume tutelare.
Ma Sinisgalli è soprattutto un personaggio del Novecento, secolo caratterizzato da una forte spinta verso le specializzazioni e la separazione fra le culture, e in questo contesto spicca ancor di più la presenza e l'opera di chi si muove verso l'incontro, la sintesi e la compenetrazione dei linguaggi delle diverse culture e delle principali tendenze letterarie, scientifiche e tecnologiche.
Sinisgalli diventa addirittura un simbolo della grande industria italiana degli anni del boom economico. Infatti, fra gli anni '50 e '70, Sinisgalli è chiamato a lavorare per i principali gruppi industriali italiani: a fianco di Adriano Olivetti, di Giuseppe Luraghi alla Pirelli e poi alla Finmeccanica, con Enrico Mattei all'ENI, fino alla Bassetti e all'Alitalia, come responsabile di immagine e comunicazione, e come direttore di famose riviste aziendali da Pirelli a Civiltà delle Macchine, da La botte e il violino a Quadrifoglio dell'Alfa Romeo - attraverso le quali diffuse quel magico e fecondo connubio fra letteratura, arte, produzione e design che diventò una delle caratteristiche salienti che contribuirono a diffondere in tutto il mondo il fascino (talvolta persino il culto) dell'immagine ed eleganza dello stile italiano. La lettura oggi, nel 2008, di un poeta che viene conteso dai principali gruppi industriali  italiani sembra qualcosa di inimmaginabile (e non fu neppure l’unico caso, potendosi pensare alle analoghe esperienze del poeta e scrittore Paolo Volponi, che negli anni '60 e ’70 gravita fra Olivetti e Fiat).
Per sintetizzare, prendendo ancora a prestito il linguaggio della teoria della complessità e ricordando che una rete (o grafo) è un insieme di nodi connessi fra loro da uno o più legami (archi) e che un hub non è altro che un nodo caratterizzato dal confluire in esso di un numero particolarmente elevato di archi (che connettono fra loro parti anche  lontane di una rete), possiamo definire Sinisgalli come un hub della cultura italiana del Novecento. Nella teoria delle reti gli hub hanno la funzione di collegare zone del grafo che sarebbero altrimenti separate, e in effetti Sinisgalli rappresenta un punto di connessione, o di confluenza di contatti, fra settori della cultura in apparenza lontani fra loro: arte e tecnica, poesia e industria, innovazione e tradizione.
Abbiamo pensato di iniziare questo numero delle Note con una dettagliata cronologia, perché senza una simile guida non sarebbe facile seguire le vicende, i contatti, i luoghi e i contesti in cui troviamo il nome o gli scritti di Leonardo Sinisgalli o i riferimenti alla sua persona. Talvolta capita di rinvenire il suo nome, o di leggere suoi interventi, in contesti così diversi da quelli che ci si aspetta che, anche in chi conosce il personaggio, sorge spontanea la domanda  “ma sarà sempre lui o sarà un caso di omonimia?" Leggendo la cronologia riportata nelle prime pagine di questo fascicolo, risulterà chiaro sia lecito l’insorgere di un simile dubbio.


"Lucerna, lanterna e oliera", dall'omonimo articolo in Civiltà delle Macchine, marzo 1953
Il saggio di Luisa Bonolis, Decio Cocolicchio e Biagio Russo racconta i legami tra il giovane Sinisgalli e i ragazzi di via Panisperna, per gettare nuova luce - a cent'anni dalla nascita dello scrittore – su un periodo memorabile che tanto influì sulla sua opera e sul tentativo, onnipresente, di coniugare genialmente la dimensione scientifica e quella letteraria.

Giuseppe Lupo, attraverso un rapido esame critico dei più importanti articoli apparsi su Civiltà delle Macchine, illustra l’importanza strategica che il bimestrale diretto da Sinisgalli ebbe nel panorama culturale del secondo dopoguerra, candidandosi a diventare un ponte (ardito) tra scienza, tecnologia e storia e coscienza comune.
Gianni Volpe analizza i molteplici rapporti fra Sinisgalli e i più rappresentativi architetti e riviste di architettura del suo tempo.
Claudio Bartocci presenta una riflessione critica sui rapporti fra scienza e poesia secondo Sinisgalli e i collegamenti fra Sinisgalli e altri pensatori del Novecento, da Valéry a Musil e a Contini.
Michele Emmer prende in esame l'esperienza artistica e cinematografica di Sinisgalli, sempre guidata dai suoi interessi multidisciplinari fra Matematica, arte e pubblicità.
Per collocare Sinisgalli nel contesto della politica e della cultura industriale italiana dagli anni Trenta agli anni Sessanta, abbiamo recuperato in appendice un testo di Giuseppe Eugenio Luraghi apparso negli atti del simposio dedicato a Sinisgalli subito dopo la morte. Il fascicolo si chiude con due altre appendici che riportano, la prima, una piccola antologia di testi di Sinisgalli relativi all`"altro" Leonardo, con l'obiettivo di cogliere l'inizio dell'interesse di Sinisgalli verso questo grande mito della scienza nel quadro delle iniziative che si agitavano nel periodo turbolento della sua formazione, e (la seconda) una raccolta di "passi matematici" presi qua e là dagli scritti di Sinisgalli.
I curatori intendono esprimere il più vivo ringraziamento agli autori che hanno permesso la realizzazione di questo numero delle Note, all'amica Liliana Curcio per la revisione dei testi e a Luca Alberini per la cura editoriale; al personale della Biblioteca della Fondazione "Carlo e Marise Bo" per la letteratura europea moderna e contemporanea di Urbino per la gentilezza e la preziosa assistenza durante la ricerca dei libri e le riviste da cui sono stati tratti molti dei materiali e delle illustrazioni, al fotografo Paolo Bianchi dell'Università di Urbino, all'incisore Walter Piacesi per averci fornito le foto dell'edizione Un pugno di mosche.