Elinor Ostrom

Nata a Los Angeles nel 1933, professore all’Università dell’Indiana e alla Università Statale dell’Arizona, dove dirige il Center for the Study of Institutional Diversity, Elinor Ostrom è stata la prima donna a vincere nel 2009 il Nobel per l’Economia. Il riconoscimento le è stato dato, insieme all’economista O. Williamson, per i suoi studi sul governo delle risorse senza proprietari (i common) come i pascoli, il clima, le foreste, le acque, le aree di pesca, l’atmosfera o il world wide web.

La tragedia dei commons divenne un tema centrale della ricerca economica nel 1968, quando il biologo Garrett Hardin sostenne che le risorse del pianeta erano destinate a esaurirsi per eccesso di sfruttamento.

Se un bene non appartiene a nessuno, ma è liberamente accessibile, vi è una tendenza a sovrasfruttarlo. L’individuo che si appropria del bene comune, deteriorandolo, gode per intero del beneficio mentre sostiene solo una piccola parte del costo in quanto questo verrà socializzato. Poiché tutti ragionano nello stesso modo, il risultato è il saccheggio del bene.

Il merito di Elinor Ostrom è stato quello di ipotizzare l’esistenza di una “terza via” tra Stato e mercato, analizzando le condizioni che devono verificarsi affinché le common properties non degenerino. Pur in assenza di un’entità che possa vantare diritti di proprietà esclusivi, a fare la differenza è l’esistenza di una comunità, l’appartenenza alla quale impone agli individui certi diritti di sfruttamento del bene comune ma anche determinati doveri di provvedere alla sua estione. Manutenzione e riproduzione sono sanzionati dalla comunità stessa attraverso l’inclusione di chi ne ispetta le regole e l’esclusione di chi non le rispetta.

Governing the commons del 1990 (pubblicato in Italia da Marsilio nel 2006 con il titolo Governare i beni collettivi) sintetizza i risultati della Ostrom che ha formulato un elenco delle condizioni che permettono la gestione comunitaria dei commons: la partecipazione diretta degli utilizzatori al monitoraggio, la gradualità delle sanzioni ai trasgressori, la comunicazione faccia a faccia, la possibilità di escludere gli estranei, l’assenza di cambiamenti tecnici o sociali accelerati e altre.

Il lavoro di Elinor Ostrom si basa anche sulla Teoria dei Giochi e in particolare su quei filoni di ricerca che attraverso il concetto di gioco ripetuto mostrano come gli esiti distruttivi e socialmente non ottimali possano essere evitati se, nella ripetizione del gioco, gli attori scoprono il vantaggio di comportamenti cooperativi che a quel punto possono essere codificati in vere e proprie istituzioni.