Presentazione del libro "Civiltà del Miracolo"

Data: 
04/06/2014

4 giugno 2014, ore 18.30

Triennale di Milano

viale Alemagna 6, Milano

Presentazione del libro

Civiltà del Miracolo

Interventi di:

Gillo Dorfles

Angelo Guerraggio

Giuseppe Lupo

con un saluto istituzionale di Andrea Cancellato, Direttore Generale Triennale di Milano

Triennale Design Museum presenta il libro Civiltà del Miracolo, a cura di Gian Italo Bischi, Liliana Curcio, Pietro Nastasi, con testimonianze inedite di Gillo Dorfles e Paolo Portoghesi, edito da Università Bocconi Centro PRISTEM - Egea.

Primo di una trilogia di volumi, il libro propone una selezione di articoli tratti dalla rivista Civiltà delle Macchine per evidenziare l’importanza di tale rivista nel dibattito teorico e critico italiano.

Fondata nel 1953 dall’ingegnere-poeta lucano Leonardo Sinisgalli (1908-1981) e da lui diretta fino ai primi due numeri del 1958, Civiltà delle Macchine è stata la rivista aziendale della Finmeccanica. Gillo Dorfles e Paolo Portoghesi sono stati due grandi protagonisti della stagione di questa rivista.

Il titolo del libro prende spunto dal fatto che gli anni in cui è stata progettata e ha preso avvio la pubblicazione di Civiltà delle Macchine sono gli anni di incubazione del “miracolo economico”.

La selezione di articoli rende conto dell’aria di questi anni; si percepisce l’intreccio di personaggi, saperi e tecniche da cui si è generato e sedimentato l’humus che ha favorito il passaggio dell’Italia da nazione a vocazione prevalentemente agricola e artigianale a Paese inserito a pieno titolo nel gruppo di quelli più industrializzati del mondo, in grado di esibire livelli di eccellenza in diversi settori economici e culturali.

Il ritratto dell’Italia che emerge dalla lettura della rivista mostra una nazione con una elevatissima capacità di innovazione, che esplora sue vie originali in molti settori industriali, anche grazie alle ricerche nelle scienze di base.

Ci sono molte analogie tra l’Italia degli anni ‘50 e quella di oggi. Il messaggio che proveniva dalle pagine di Civiltà delle Macchine indicava scienziati, letterati, poeti, economisti e filosofi come i maestri e le guide dello sviluppo, con la scuola pubblica e l’Università considerate come istituzioni strategiche per formare i nuovi quadri tecnici e dirigenti e sulle quali investire per garantire lo sviluppo industriale.

Nel progetto erano coinvolti anche poeti e pittori (e persino alunni delle scuole) inviati nelle fabbriche per descrivere le macchine, gli operai e i loro prodotti e suggerire il primato della qualità sulla quantità, l’abbinamento tra utile e bello, nella convinzione che anche il marketing e la produzione industriale devono avere un’anima.