Enrico Fermi. Il genio obbediente

Copertina del libro - Matepristem

Giuseppe Bruzzaniti

Enrico Fermi. Il genio obbediente

Einaudi, Torino, 2007

pp. 386, euro 24,50

 

Enrico Fermi nasce a Roma nel 1901. La sua produzione scientifica inizia nel 1921 e termina con la sua morte nel 1954. (...) in poco meno di trent'anni la concezione della materia subisce un mutamento così radicale e inusitato da rendere tale periodo, per la rapidità e la quantità delle conoscenze acquisite, forse unico nella storia del pensiero scientifico occidentale. Le ricerche di Fermi segnarono profondamente questo trentennio (...).

Inizia così la biografia di Enrico Fermi, curata da Giuseppe Bruzzaniti. In realtà, si tratta di qualcosa di più e di diverso rispetto a una “semplice” biografia.

Il capitolo più strettamente biografico è solo il primo. Le vicende di Fermi sono raccontate in modo essenziale, come subito si comprende pensando che in una quarantina di pagine si passa dai primi studi del giovane Fermi – “impressionante” è l'elenco dei libri che riesce a leggere tra i 13 e i 17 anni – al Fascismo, alla fuga dall'Italia, alla realizzazione della bomba atomica, al maccartismo, fino all'ultimo viaggio in Italia.

Poi iniziano i capitoli che rappresentano il cuore del volume: la storia della Fisica della prima metà del '900 e, in essa, gli itinerari di ricerca di Fermi. Questi i titoli dei capitoli successivi:

II La Fisica del Novecento: 1900-1933

III Enrico Fermi: gli itinerari di ricerca 1921-1933

IV La Fisica del Novecento: 1934-1954

V Enrico Fermi: gli itinerari di ricerca 1934-1954

L'attenzione dell'autore è concentrata sui documenti scientifici che illustrano l'attività di ricerca del grande fisico italiano: " se, come in questo caso, la ricostruzione documentaria è pilotata da un preciso modello storiografico, allora l'intervento del biografo, le sue impressioni e i suoi giudizi scompaiono, quasi sterilizzati dalla sistematica applicazione del modello stesso".

Né manca, sempre nell'epilogo, il riferimento esplicito a quell'espressione di “genio obbediente” che compare, come sottotitolo, in copertina: "ho sempre avuto l'impressione, leggendo del suo "atteggiamento pragmatico", che questo sia un modo educato per dire che Fermi non aveva una filosofia. Se "avere una filosofia" significa esprimersi con un certo linguaggio e avere dei punti di riferimento espliciti in qualche scuola di pensiero, allora questo è sicuramente vero. Se, al contrario, significa rivolgere uno sguardo critico alle proprie scoperte, al loro valore conoscitivo e, più in generale, al valore conoscitivo dell'impresa scientifica, allora penso si possa dire che Enrico Fermi ha avuto una sua filosofia".

Con ancora maggiore determinazione, quasi a volere esplicitare le sue coordinate metodologiche, l'autore conclude la sua fatica ribadendo che "quel che importa è che gli interrogativi di Fermi sono problemi a cui egli pensa sia possibile rispondere non con un metalinguaggio, ma con il linguaggio della scienza, in cui i problemi stessi sono decodificabili".