Fisica vissuta

Copertina del libro - Matepristem

Carlo Bernardini

Fisica vissuta

Codice Edizioni, Torino, 2006
pp. 130; euro 14

 

E' un libro godibilissimo e non credo proprio - in questo giudizio - di essere influenzato più di tanto dai rapporti personali, di affettuosa amicizia, con l'autore di memorie di una vita "vissuta da fisico".
Anche per me, Carlo Bernardini è un punto di riferimento importante per l'impegno civile e politico e la passione che continua ad accompagnare la sua opera di divulgazione scientifica.
Leggendo le pagine di "Fisica vissuta", mi è sembrato talora di sentire riecheggiare la sua voce, quando racconta fatti e aneddoti.

Il libro - dicevo - è molto coinvolgente sin dall'inizio. A partire dai ricordi d'infanzia, del padre e dello zio antifascisti perchè ritenevano i fascisti soprattutto "culturalmente rozzi nonchè ridicoli (...). Penso che a tanti anni di distanza, il seme di quel disprezzo si sia interamente trasferito in me: l'ho percepito quando è nata la Lega Nord di Umberto Bossi, una comitiva subumana dedita a usi mostruosi della parola". Ricordi che continuano con gli anni del Liceo, a Lecce, dove Carlo incontra (più grande di un anno) "nientemeno che Ennio De Giorgi, che sarebbe diventato un astro dell'analisi italiana (...): Ennio è morto, qualche anno fa, ed è oggetto di culto, specie alla Scuola Normale di Pisa". Il libro parla anche di altri matematici, quando Carlo - siamo alla fine degli anni '40 - si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Sono i ritratti di Picone, Ghizzetti, Fichera, Conforto, Signorino e più tardi di Lobardo radice. Anche qui pagine vive che, a volte, strappano un innocente ma irrefrenabile sorriso ricordando la sordità dell'anziano Picone e la "cattiveria" degli studenti quando in aula urlava "Fate silenzio!" al passaggio di un aereo a bassa quota. Sono ricordi che poi vengono avanti, negli anni, ricostruiscono la carriera svolta tra Napoli e Roma, l'impegno politico, la direazione di "Sapere" e, prima, gli anni della presidenza della Facoltà di Scienze a Roma: "fui insultato in ogni possibile modo da Gaetano Fichera, il matematico, uomo di destra che odiava Lucio Lombardo Radice, e anche me, perchè mi ero opposto alla sua richiesta di avere i carabinieri in aula per arrestare chi disturbava la sua lezione". Come tutti i libri di memorie, anche questo suscita una dolce malinconia. Per gli anni che passano, per tutti. In questo caso, anche per un mondo - quello dell'Università e della ricerca - che non c'è più.

Sono passati solo pochi decenni ma l'Università e la Fisica italiana, che Carlo Bernardini rievoca, appaiono quanto mai lontane. Scrive di un'Università dove studenti, ricercatori e professori si sentivano parte di una "famiglia". Di "figure leggendarie di professori che, con la sola loro presenza, incoraggiavano a imitarli". Di un gruppo di ricercatori - quello che è alle prese con la costruzione del sincrotrone - dove "l'età media si aggirava tra i 23 e i 25 anni". Di un'Italia dove vengono a studiare, e a curiosare su cosa stava succedendo, ricercatori da tutto il mondo (anche premi Nobel).

Non si riesce a capire se la trasformazione sia stata inevitabile - come l'inevitabile tramonto delle "bibliografie a schede alfabetiche, da conservare in appositi cassettini lunghi fatti per noi dalla falegnameria dell'istituto" - o frutto di scelte sbagliate. In realtà, no: riusciamo a capirlo. Anche grazie alla testimonianza offerta in questo libro.