Il fascismo e gli ebrei

Copertina del libro - Matepristem

A. Ventura

Il fascismo e gli ebrei

Donzelli, Roma, 2013

pp. 247; euro 19,00

 

Per comprendere a pieno l'Italia repubblicana è necessario studiare approfonditamente il fascismo e in particolare il ruolo delle élites intellettuali e il grave e delicato nodo del razzismo italiano e della persecuzione antiebraica. Da questa consapevolezza di carattere storiografico ed etico-civile prende il via l'opera di Angelo Ventura – professore emerito di Storia contemporanea presso l'Università di Padova – che propone, per la prima volta in un unico volume, i contributi sul fascismo, l'ideologia antisemita e la persecuzione contro gli ebrei. In questo libro Ventura affronta una delle questioni più spinose del nostro Novecento, ovvero capire se l'ideologia razzista sia stata il frutto di qualche bellicosa intemperanza dell'ala più intransigente del fascismo militante, o se invece non sia penetrata nei gangli più profondi della cultura nazionale, insediandosi fin nel cuore dei più sofisticati salotti intellettuali e delle più prestigiose Università. In questi saggi si disegna un profilo profondamente innovativo dell'antisemitismo italiano che offre il giudizio più equilibrato e completo sull'opera di un altro grande storico del fascismo, Renzo De Felice.

Fu infatti solo tra la fine del Novecento e l'inizio del nuovo secolo che, grazie all'apporto di fondamentali studi, si riuscì a porre la questione entro una griglia interpretativa compiutamente articolata e totalmente persuasiva, evitando quella sottovalutazione della componente antisemita nel bagaglio ideologico e politico del fascismo. Tuttavia il valore aggiunto del lavoro di Ventura, sottolinea Sergio Luzzatto nella sua introduzione al volume, «deriva dalla padronanza con cui lo storico padovano maneggia il concetto di "svolta"». E' infatti sulla genesi della svolta antiebraica che Ventura sposta l'attenzione, facendo emergere il terreno di coltura che ne permise la nascita; una "svolta" tutt'altro che repentina e inaspettata, ma già in luce nell'ideologia fascista e, in generale, nella cultura italiana, di cui Mussolini, ribadisce Ventura, non faceva che interpretare umori e orientamenti.