La solitudine dei numeri primi

Copertina del libro - Matepristem

Paolo Giordano

La solitudine dei numeri primi

Mondadori, Milano 2008,

€ 18,00; pp.312

 

Il Premio Strega 2008 è stato assegnato a Paolo Giordano, un giovane esordiente, di soli 26 anni, laureato in Fisica. Caratteristiche abbastanza insolite per un Premio Strega, a cui si aggiunge un titolo “insolitamente matematico”. Addirittura, c'è chi dice (si veda ad esempio l'inserto domenicale del Sole24ore del 20 luglio) che proprio il titolo sia stato uno degli elementi determinanti del successo, titolo che peraltro che non è stato scelto dall'autore ma da Antonio Franceschini (editor della Mondadori) riferendosi alla stupenda metafora di natura matematica che compare nel capitolo 21: “I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo più in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci” [...] In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano numeri gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato [...] Poi, quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati e stretti uno all'altro”.

È questa la metafora che ispira il titolo di un'opera che in realtà non ha niente a che fare con la Matematica, semmai con la psicologia. E' la storia di due giovani, Alice e Mattia, che in seguito a un evento traumatico della loro infanzia vivono il resto della vita sopportando situazioni di sempre maggior disagio e di fatica a entrare in sintonia con il mondo. Disagio che nell'una diventa anoressia, nell'altro una spiccata tendenza all'autismo. Finché le loro vite si incrociano: “Perché lei e Mattia erano uniti da un filo elastico e invisibile, sepolto sotto un mucchio di cose di poca importanza, un filo che poteva esistere soltanto fra due come loro: due che avevano riconosciuto la propria solitudine l'uno nell'altra”.
Ma non è facile mettere insieme i due disagi, come nella metafora dei numeri primi gemelli, i due personaggi sono vicini ma sempre separati da un numero pari che si interpone.

Una storia interessante e toccante, raccontata con linguaggio essenziale ma per niente banale, lineare ma ricco di importanti sensazioni, dettagli, metafore, alcune delle quali tratte proprio dalla Matematica e dalla Fisica. Anzi, possiamo dire che, pur parlando di problemi di altra natura, l'autore ha lasciato molte impronte digitali -da fisico- sparse un po' ovunque nel libro: ad esempio quando scrive che, stando vicino a Nadia, “Mattia pensò che se il rapporto tra i periodi dei loro respiri era un numero irrazionale, allora non c'era alcun modo di combinarli e trovare una regolarità” oppure quando scrive che “Mattia lo faceva apposta a essere così silenzioso in ogni suo movimento. Sapeva che il disordine del mondo non può che aumentare, che il rumore di fondo crescerà fino a coprire ogni segnale coerente, ma era convinto che misurando attentamente ogni suo gesto avrebbe avuto meno colpa di questo lento disfacimento” e anche quando leggiamo che “pensò a un potenziale che si era esaurito, alle invisibili linee di campo che prima li univano attraverso l'aria e che adesso non c'erano più”, fino a dettagli minori quali: “Rimase a guardarli, trasportati su e giù disordinatamente dai moti convettivi ”.

Non è certo la prima volta che autori con una sicura formazione scientifica entrano con forza e autorità a far parte del circolo letterario e nelle loro opere utilizzano sapientemente riferimenti, analogie e metafore ricorrendo a concetti della Matematica, della Fisica e della Chimica. Basti pensare a Carlo Emilio Gadda, Leonardo Sinisgalli, Primo Levi, tanto per citarne alcuni. Un altro modo per affermare l'inconsistenza della separazione fra le cosiddette due culture.