Scienza e sentimento

Copertina del libro - Matepristem

Antonio Pascale

Scienza e sentimento

Einaudi, Torino, 2008

pp. 151; euro 9,00

 

Potrebbe essere classificato come un (breve) saggio sulle due culture ma non è noioso - come spesso risultano gli interventi su questo tema - e poi non è neanche un saggio. Sono piuttosto delle riflessioni (spesso in chiave autobiografica) che partono dal fastidio che l'autore prova verso i "letterati" quando vogliono parlare anche di argomenti che non conoscono.

"Con cadenza pressoché regolare, almeno una volta a settimana, mi capita di leggere qualcosa sui bei tempi andati. Sono quegli articoli scritti da letterati puri che, per esempio, cercano di affrontare con la dovuta serietà la seguente questione: che fine hanno fatto i vecchi sapori di una volta? (...) Ora, sarà quel tono copiato da Pasolini, falsamente risentito, sarà la palpabile presunzione dell'articolista che finge di sapere a menadito cose che non conosce, sarà perché per otto anni della mia vita ho studiato agraria e perché lavoro nel settore agricolo, ma, in genere, questi articoli hanno il potere di rovinarmi la giornata".

Ad Antonio Pascale, qualche volta, viene voglia di gridare "tutto il potere ai tecnici" ma in realtà l'autore non è un fanatico scientista.

E' vero che è nato con la chimica e "a quattro anni avevo messo al bando i giochi di legno e usavo la plastica a pieno regime (...) mia mamma puliva la casa con prodotti chimici e dopo restava un minuto sulla soglia soddisfatta della pulizia e dell'igiene". Ma della chimica riconosce anche i disastri ecologici prodotti recentemente.

E' insomma, il suo, un pamphlet equilibrato che - della scienza - dice che permette di "muoversi verso l'infinito, con una maggior coscienza delle buche". La scienza non può neanche sostituire emozioni e sentimenti. E' il caso di sua figlia, piccola, che ha paura di nuotare: "forse ha bisogno di qualcosa di più caldo e sentimentale per vincere la paura (...) non certo un principio di idrostatica, in fondo la sicurezza matematica è difficile da percepire per una bambina di sette anni".