Renato Caccioppoli un "ingegno supernormale"

Pubblicato il: 
04/02/2017

All'interno dell'archivio dell'ex-ospedale psichiatrico "Leonardo Bianchi" di Calata Capodichino, in provincia di Napoli, che raccoglie circa sessantamila cartelle, a partire dal 1850, è stata ritrovata la cartella clinica di Renato Caccioppoli, il grande matematico napoletano nato nel 1904 e morto suicida, a palazzo Cellamare nel 1959.

Caccioppoli fu ricoverato in manicomio a seguito di un discorso contro Hitler e Mussolini, in occasione della visita del dittatore nazista a Napoli. Insieme alla compagna Sara Mancuso pagò l'orchestrina di una birreria affinché suonasse la Marsigliese e sulle note dell'inno francese tenne un comizio antifascista in presenza di agenti dell'Ovra, polizia segreta del regime. Per questo fu immediatamente arrestato ma la zia Maria Bakunin, docente di Chimica all'Università di Napoli, convinse la polizia a prendere in considerazione le scarse capacità di intendere e di volere del nipote. A soli 34 anni, Caccioppoli fu internato il 29 ottobre del 1938, con la diagnosi (come si legge sulla cartella clinica) di nevrastenia costituzionale e dipsomania.

Sempre leggendo la cartella clinica, i medici affermano che il paziente era dotato di "ingegno supernormale" ma che fin dall'infanzia aveva mostrato "note di carattere neuropatico con tendenza all'eccentricità, alla melanconia, alla contraddizione". I medici sottolineavano la sua tendenza a provocare, prova ne era la sua abitudine di passeggiare con u gallo. In realtà Caccioppoli usava camminare per strada con un gallo al guinzaglio in risposta al divieto fascista per gli uomini di passeggiare con cani di piccola taglia volto alla salvaguardia della virilità. Nel diario medico si legge che "[Caccioppoli] è tormentato da un'estenuante insonnia e da un vero stato depressivo dal quale cerca di evadere bevendo vino e liquori… trascorre la notte tra caffè e osterie stordendosi con stranezze ed esibizioni di eccentricità". Il 30 novembre del 1938 i medici dimisero il matematico napoletano perché "guarito dall"intossicazione etilica" e fu affidato alle cure del fratello e della famiglia affinché tenessero sotto controllo il suo impulso ad abusare di alcolici.