Fisica moderna in "Civiltà delle macchine"

Fisica moderna in "Civiltà delle macchine" è un lavoro immane e prezioso di Decio Cocolicchio e Biagio Russo (Osanna edizioni, 2018; pp. 705; euro 40,00); un'antologia ragionata, preceduta da un approfondito saggio dei curatori e pubblicata a 60 anni dall'uscita dell'ultimo numero della rivista fondata dallo stesso Leonardo Sinisgalli nel 1953 e da lui diretta fino al 1958.

Il volume – come ricordano gli stessi curatori – è il secondo di una trilogia (pensata esclusivamente sui numeri della rivista Civiltà delle macchine diretti da Leonardo Sinisgalli) che avrebbe previsto un terzo volume dedicato alla Cibernetica con anche la riedizione di un racconto di ben 35 pagine – forse il primo e l'ultimo sulla Cibernetica – di Giuseppe Vaccarino dal titolo "Sans souci", pubblicato sul numero di maggio-giugno del 1956 di CdM (Civiltà delle macchine), quasi una lettura per le vacanze. Il primo volume dal titolo "Civiltà del miracolo" di Gian Italo Bischi, Liliana Curcio e Pietro Nastasi è stato pubblicato nel 2013 in occasione dei 60 anni dall'uscita del primo numero di CdM.

L'antologia dedicata alla Fisica moderna sottolinea, ancora una volta, la particolare attenzione di Sinisgalli per la Tecnologia, la Scienza e in particolare per la Fisica e per gli straordinari sviluppi che queste hanno avuto nel corso di quegli anni. Con la Fisica, Sinisgalli ebbe un rapporto profondo che risale ai suoi anni universitari durante i quali ebbe uno stretto legame con i giovani fisici che sarebbero poi diventati noti come i "ragazzi di via Panisperna".

Se si pensa che CdM è un house organ della Finmeccanica, quindi di un'industria, si scopre con grande meraviglia che, negli anni in cui è stata diretta da Sinisgalli, la rivista presenta contenuti altamente culturali: "egli muove – affermano i curatori – da una concezione leonardesca per reinventare in maniera geniale un genere classico come la tematica della scienza al servizio della propaganda industriale".

Nella rivista CdM si trovavano, tra gli altri, articoli relativi a notizie e argomenti di Matematica, Fisica, Chimica, Missilistica, Automazione, Cibernetica, Tecnica, Astronautica ma anche di Arte, Architettura, Filosofia, Design, Letteratura e Poesia. Articoli, ad esempio, su Gropius e sulla Bauhaus (della quale quest’anno ricorre il centenario della fondazione) e non mancano brani di illustri letterati (Gadda, Ungaretti, Montale,…) e splendide poesie (ci piace ricordare il "Pianto della scavatrice" di Pier Paolo Pasolini del 1956).

CdM offriva così a tutti una cultura di alto livello e come affermano Cocolicchio e Russo demolì, grazie a Sinisgalli, quel muro di diffidenza tra cultura "alta" e cultura "bassa". Leonardo Sinisgalli ha avuto sicuramente il pregio di rendere efficace, semplice e alla portata di tutti la divulgazione scientifica e tecnologica; emblematico a tal proposito il pensiero di Dino Buzzati in CdM n. 1 del 1956 "[…] La regola normale della divulgazione è che lo scienziato scenda. Qui è il lettore che si innalza. L’ambiente, comunque, è fatto per incoraggiarlo. Non è tutto sanscrito quello che si trova. Accanto ad articoli di "quinto o sesto grado", ce n'è una quantità di accessibilissimi, cordiali, fantasiosi che non impegnano le facoltà speculative e matematiche. Il lettore non ha quindi l'impressione di trovarsi in una casa estranea e inospitale. Il salotto è piacevole e elegante, il padrone di casa amabilissimo. Se poi di tanto in tanto entra un mago che tiene discorsi un poco astrusi, lo si ascolta, per lo meno si prova a stargli dietro. Quando ci si riesce, è una soddisfazione. E ciò avviene più spesso di quanto non si creda […]".

All'inizio degli anni Cinquanta, negli anni in cui l'Italia, appena uscita dalla guerra, si sta ricostruendo e si avvia al cosiddetto boom economico, Sinisgalli si rende conto che affinché l'industria abbia successo la gente comune ne deve essere convinta, deve pensare che le macchine sono fonte di benessere e di felicità e non più di violenza e di dolore. Le industrie adesso producono oggetti che fanno stare bene e che sono belli. Il design italiano riprende da quello internazionale l'importanza fondamentale della priorità forma-funzione ma in più aggiunge il canone della bellezza. Il problema di comunicare le ricerche scientifiche e tecnologiche in grado di incentivare lo sviluppo industriale – che oggi è (o meglio dovrebbe essere) compito delle Università e degli enti di ricerca – viene affrontato da Sinisgalli, nella sua rivista, sia con articoli specialistici sia con comunicazioni alla portata di tutti. Sinisgalli porta i poeti e i pittori nelle fabbriche affinché diffondano con il loro linguaggio la realtà industriale. Sinisgalli porta anche le scuole in fabbrica e accompagna gli studenti a prendere confidenza con le macchine; i bambini le rappresentano e i loro disegni vengono esposti in mostre e pubblicati sulla rivista.

"Lo spruzzatore di vernice", CdM 1954

 

Inoltre gli allievi delle scuole adoperano le macchine e fanno bellissime incisioni; ne è una testimonianza il recente libro di Biagio Russo dal titolo "Leonardo Sinisgalli e i bambini incisori" pubblicato dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli; il sottotitolo recita "storia di un torchio, di un maestro (Gianni Faè), di una scuola ("Piccola Europa") e di un borgo (S. Andrea) negli anni Cinquanta".

I bambini, tra le altre attività, affiancano, con le loro incisioni, le poesie di grandi autori quali Quasimodo, Montale, Saba e lo stesso Sinisgalli.

"Ride la gazza nera, sugli aranci" di Salvatore Quasimodo


"I fanciulli battono le monete rosse…" di Leonardo Sinisgalli

 

Tutto questo ovviamente avvicina il mondo dell'industria e delle macchine alla vita di tutti i giorni. Importante e doveroso è sottolineare che Sinisgalli non dimentica mai le sue origini e la sua terra natale e non dimentica le "macchine" artigianali che hanno riempito la sua infanzia; porta ancora vivo il ricordo di come guardava incuriosito, ammirato ed estasiato lavorare i fabbri del suo paese natale, Montemurro, e come lui stesso dice: "Memore della mia infanzia tra i fabbri, mi sono affezionato agli operai e alle macchine, alle grandi navate, ai meravigliosi utensili". Rivendica l'importanza delle macchine alla stregua delle opere d'arte tanto che, nel 1955, organizza allo GNAM (Galleria Nazionale d'Arte Moderna) di Roma una mostra avveniristica e rivoluzionaria dal titolo "Le arti plastiche e la civiltà meccanica". Nella presentazione al catalogo lo stesso Sinisgalli spiega:

Per la prima volta al mondo le macchine non saranno trattate come merce, ma come oggetti degni di riflessione, di comprensione, di simpatia […].

Ma è senza dubbio un incontro memorabile che si vuole celebrare: le Macchine entrano per la prima volta in una Galleria d'arte accanto a pitture e sculture, vis-à-vis, finalmente, non dietro gli angolini come gli estintori alla mostra di Picasso, non appese al soffitto come i ventilatori alla mostra di Van Gogh, e neppure in latrina a svuotare i vasi. Non sono state portate qui a un concorso di bellezza o a una fiera campionaria, per essere premiate o per essere vendute. Sono offerte alla nostra riflessione […].

La gente conosce poco di ogni cosa, poca vita, poca arte. Non c'è da meravigliarsi se anche la cultura ha accantonato le macchine. Perché è superfluo ripetere la solita storia: i cinesi, i greci, gli alessandrini, i romani, goti, ecc. non trascurarono affatto i giochi, i congegni, gli automi. Così come non li ha mai trascurati il popolo, la piccola gente contadina, vignaiola, artigiana. È sorprendente constatare quanto sia profondo l'abisso d'ignoranza dei dottori e come sia difficile trovarne uno capace di capire ed amare un bullone o un catenaccio.

Ma qui si voleva sottolineare un fatto più grosso: si voleva documentare una consanguineità, una parentela grafica, plastica, viscerale fra le creazioni disinteressate degli artisti e le utili invenzioni degli ingegneri. Non voglio andare per le lunghe. Le viscere del radar, lo scheletro della centrifuga, la mandibola dell'utensile, l'uovo del reattore, l'arteria telefonica, l'albero a gomito possono stare benissimo nello stesso tempio che accoglie Arp o Brancusi o Consagra o Kandinsky o Klee o Prampolini. E non cìè da spaventarsi se le nostre chimere faticheranno ancora un poco per acclimatarsi con questi freddi ordigni.

Ma, tornando al mondo della scienza, per questa non si può ricorrere a vie facili e accattivanti e in particolare non lo si può fare per la Fisica che viene affrontata con serietà e rigore nei vari aspetti descritti. L'antologia raggruppa gli scritti sulla Fisica moderna in quattro sezioni. La prima "Fisica nucleare" dedicata a Fermi; la seconda "Relatività" dedicata soprattutto a Einstein e a Tullio Levi-Civita; la terza "Astrofisica" dedicata ai voli interspaziali e la quarta "Fisica generale" che, tra gli altri, ricorda Leonardo da Vinci e analizza le opere di Galileo Galilei. Una quinta sezione dal titolo "Immagini" ripropone alcune copertine di CdM (una delle quali avente come tema il viaggio Terra-Marte) dedicate alla Fisica e alcune foto d'epoca di grandi personaggi. Questo raggruppamento spiega perché gli articoli non seguono necessariamente un ordine cronologico, l'obiettivo è quello di descrivere nel modo più completo l'argomento principale della sezione, è invece all'interno della sezione che l'ordine cronologico viene rispettato.

Viaggio Terra-Marte, CdM maggio-giugno 1955

 

Nell'antologia di Fisica moderna vengono riportati la nascita e lo spirito del gruppo di ragazzi passati alla storia come "i ragazzi di via Panisperna". Sinisgalli fu circondato nei suoi anni universitari dai futuri grandi nomi della fisica italiana, fu sedotto dalla teoria della Relatività e non mancò di sottolineare il grande debito di Einstein nei confronti di Tullio Levi-Civita (molto prima degli stessi storici della scienza) che viene con attenzione raccontato nel volume.

 

In CdM troviamo numerosi articoli sulla nascita dell'atomica e sui primi esperimenti, sulla scissione dell’uranio, sulle scoperte successive, la reazione a catena e la pila atomica.

Francesco Pannaria raccontava scene e retroscene del mondo delle particelle elementari. I grandi nomi che si incontrano sono quelli di Rasetti (conosciuto nel gruppo con il nome di "Cardinal vicario"), Trabacchi, Amaldi, D'Agostino, Segrè, Pontecorvo, Fermi (individuato nel gruppo con il nomignolo il "Papa") e Majorana (chiamato il "Grande Inquisitore") e ancora Enrico Persico (che era il "Cardinale di propaganda fide").

Bellissimo il ricordo di Giorgia de Cousandier dal titolo "Les enfants terribles" sul gruppo dei giovani fisici e dei loro pomeriggi domenicali spensierati colmi di gite e di divertimenti anche se non mancavano profondi momenti di discussione e di scambio che lasciavano le fanciulle desiderose di iniziare le danze in lunghe attese.

Nella sezione dal titolo "Relatività" sono presenti doverosi e precisi interventi su Einstein e Tullio Levi-Civita, il matematico italiano che fornì ad Einstein la teoria matematica necessaria a portare a compimento la formulazione della teoria della relatività.

Otto Cuzzer scrive sui fondamenti della teoria della relatività generale e sulla equivalenza tra la massa e l'energia (E=mc2). Non mancano i riferimenti alla fisica classica ed è sempre Otto Cuzzer che scrive l'articolo "Galilei, scienziato moderno".

La sezione dal titolo "Astrofisica" presenta articoli scritti del generale Crocco sulla nautica interplanetaria, sui viaggi interplanetari e sui cosmonauti; siamo nel 1956 e ricordiamo che quest'anno sono 50 anni dal primo allunaggio, avvenuto nel 1969.

La quarta sezione è dedicata alla "Fisica generale" con interventi, tra gli altri, sul metodo sperimentale, sulla fisica dello stato solido e sugli isotopi.

In questo contesto è importante riportare una notizia recente. All'inizio del mese di febbraio 2019 è stata istituita la Fondazione Leonardo da parte del colosso italiano Leonardo (già Finmeccanica) che è tra i primi dieci al mondo nei settori dell'aerospazio e della difesa e della sicurezza. La Fondazione ha il compito di "favorire il dialogo con la società civile, promuovere nei territori di riferimento la cultura industriale e d’impresa, valorizzare il patrimonio culturale e museale e diffondere studi e ricerche".

La società e la Fondazione hanno nel loro nome il riferimento a Leonardo da Vinci al quale spesso si ispirò anche Leonardo Sinisgalli. Leonardo da Vinci, del quale, lo ricordiamo, quest'anno ricorrono i 500 anni della morte, fu grande artista, notevole inventore e precursore dell'automazione. Il grande Leonardo ebbe il merito di coniugare arte e scienza e anche Leonardo Sinisgalli, che spesso a lui si è ispirato, nei suoi diversi interventi in ambito industriale, fece dialogare tra loro tutte le discipline di natura diversa: letterarie, scientifiche, artistiche, tecnologiche; ricordiamo che dedicò al grande scienziato la copertina del primo numero di CdM con i disegni relativi allo studio sul volo.

CdM n. 1, gennaio 1953

 

La Fondazione Leonardo ha annunciato che all'inizio di maggio (mese in cui ricorre l'anniversario della morte di Leonardo da Vinci) sarà presentato il nuovo numero della rivista trimestrale "Civiltà delle macchine" (pubblicazione ormai sospesa da 40 anni) perché il dialogo tra civiltà e tecnologia resta ancora fondamentale così come lo è lo sviluppo di una sinergia tra scuola e imprese, tra industria e cultura.

Quello che più sorprende è l'attualità di una rivista datata più di sessanta anni fa; i problemi sono quelli di oggi (si pensi all'articolo "I nostri giovani senza lavoro" o agli interventi sulla formazione degli studenti e degli insegnanti o sulla questione meridionale). Insomma per dirla con le parole degli autori di "Fisica moderna": "Civiltà delle macchine fu uno straordinario ponte culturale tra le diverse discipline. La rivista, così fortemente innovativa, fu straordinaria fucina di uomini, di idee, di esperimenti, lungo sentieri poco battuti ma intimamente connessi. In essa Sinisgalli catapultò tutta la sua complessa personalità, le sue intelligenze, le sue passioni, i suoi demoni".