Giovanni Prodi (1925-2010): un ricordo personale

La mia famiglia si trasferì a Reggio Emilia nell’autunno del 1950. La città contava circa 100.000 abitanti, e tra studenti liceali più o meno della stessa età, ci si conosceva tutti. Sentii presto parlare dei fratelli Prodi. C’erano almeno due ragioni: innanzitutto non erano molte le famiglie con 9 figli (7 maschi e 2 femmine) e poi questi ragazzi Prodi erano
tutti straordinariamente bravi a scuola, un fatto che (allora) era molto apprezzato.

 Fu nella primavera del 1952 che feci la conoscenza diretta di uno dei Prodi; frequentavo l’Istituto Musicale e fui scelto come accompagnatore di Quintilio Prodi, di qualche mese più anziano di me, per il saggio di fine anno. Quintilio sarebbe diventato un valente architetto, ma la passione per il violoncello non lo ha mai abbandonato. Fu per me l’inizio di un’amicizia che dura ancora oggi. Attraverso di lui conobbi i fratelli minori: Vittorio (poi fisico e oggi eurodeputato), Romano (poi economista e uomo politico), Franco (poi fisico dell’atmosfera).

Cominciai a frequentare casa Prodi, con maggiore assiduità quando la famiglia si trasferì in un’abitazione vicino alla nostra, attratto anche dalla presenza di un televisore, che noi ancora non avevamo, che serviva soprattutto per vedere il varietà del sabato sera. Era l’epoca delle gemelle Kessler …

Da questa frequentazione in casa Prodi erano esclusi i due fratelli maggiori, che già erano usciti di casa: Giovanni che era assistente all’Università Milano, e Giorgio, medico, che era assistente all’Università di Bologna. Sarebbe diventato un illustre oncologo, e avrebbe avuto una carriera ancora più brillante se proprio la malattia di cui si occupava scientificamente non lo avesse stroncato prematuramente nel 1987. Anche Paolo era saltuariamente a Reggio, in quanto aveva già intrapreso la carriera universitaria nell’ambito della storia moderna.

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Giovanni Prodi

Io ero incuriosito soprattutto da Giovanni, perché sentivo
un’attrazione crescente verso le materie scientifiche. Imparai che Giovanni si era iscritto a Ingegneria a Parma e al termine del biennio propedeutico (che allora era comune a matematici, fisici e ingeneri) era passato a matematica, non senza suscitare il disappunto del padre, che era ingegnere (io avrei fatto altrettanto una decina di anni dopo). A questa scelta di Giovanni non deve essere stato estraneo il prof. Giovanni Ricci, che teneva i corsi di Analisi Superiore a Parma; a Ricci non erano sfuggite le qualità di questo giovane studente.

Imparai dai fratelli, e successivamente ebbi conferma da
Giovanni stesso, che egli aveva passato momenti drammatici durante la guerra.
Nato nel 1925, era stato chiamato alle armi dalla RSI; temendo ritorsioni sulla famiglia (il padre era un pubblico dipendente) non aveva potuto rifiutare tale chiamata, ed era stato inviato in Germania per un periodo di addestramento.
Spedito sul fronte italiano, aveva vissuto drammatiche vicende sull’Appennino, per finire poi prigioniero degli Alleati. Trascorse alcuni mesi nel campo di prigionia di Coltano (vicino a Pisa), poi fu rilasciato. Ma la neonata Repubblica Italiana fu assai fiscale nei confronti dei militari “collaborazionisti”; poiché Giovanni non aveva trascorso i prescritti 18 mesi sotto le armi, lo richiamò e lo spedì ancora per qualche mese a Casale Monferrato, dove finì per essere nominato caporale istruttore delle reclute …

Non ricordo esattamente la prima volta che lo incontrai, ma penso ciò sia accaduto dopo la mia laurea, intorno al 1960. Ricordo nettamente la sua semplicità e la gentilezza con cui si interessò dei miei studi e delle ricerche che timidamente iniziavo a fare. La decina di anni che ci separavano, e il fatto che lui fosse già un cattedratico e io un pivellino neo laureato, non furono di alcun ostacolo, salvo per me una certa difficoltà a dargli del tu.

Gli incontri furono più frequenti nel seguito, dopo che ebbi terminato il servizio militare nell’agosto del 1962. Gli incontri erano di due tipi: o erano incontri “matematici”, cioè in occasione di convegni, congressi, ecc., oppure erano incontri di natura familiare, in occasione di eventi che riguardavano i fratelli minori. Ho calcolato di aver partecipato (sempre in funzione di organista dilettante) a cinque matrimoni Prodi: da quello di Paolo fino a quello di Franco.

Ma qui si deve parlare dal matematico Giovanni Prodi. Altri dirà, con maggiore competenza, del valore delle sue ricerche nel campo dell’Analisi Funzionale, nel cui ambito il risultato più notevole è quello relativo alle equazioni di Navier-Stokes. Ma non si può non ricordare il fatto che l’Università di Würzburg (Germania) ha istituito nel 2006 la “Giovanni Prodi Chair in Nonlinear Analysis”

(v. http://www.mathematik.uni-wuerzburg.de/Prodi/prodi-en.html).

In questa sede vorrei soffermarmi sulla dedizione di Giovanni Prodi ai problemi della didattica della matematica e al segno (notevolissimo) che egli ha lasciato in tale campo. Questo interesse si sviluppò soprattutto dopo che Giovanni si trasferì a Pisa (nel 1963) e non è certo da trascurare l’influenza della moglie Silvia Dentella, che è stata una valente insegnante di matematica.

Innanzitutto vorrei ricordare la presenza di Giovanni Prodi nella CIIM (Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica) dell’UMI, che va dal 1967 al 1996, avendone tenuta la presidenza dal 1980 al 1986. Anche nella Commisione Scientifica dell’UMI egli era stato presente dal 1961 fino al 1982.

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Giovanni Prodi foto tratta dal:
BUMI, La matematica nella società e nella cultura, agosto 2000

Un contributo al miglioramento dell’insegnamento della Matematica nel Liceo Scientifico (all’epoca ancora preda della “tartinvillite”) fu certamente il volume (scritto in collaborazione con E. Magenes)

Elementi di Analisi Matematica, Editrice D’Anna, 1982,

che conservo gelosamente nella mia biblioteca privata. Lo lessi con attenzione e ne trassi ispirazione quando, molti anni dopo, tentai un’avventura analoga, pensando soprattuto alle classi che seguivano il cosiddetto P.N.I. (Piano Nazionale Informatica). Come quasi sempre accade, libri del genere non sono successi editoriali. Qualcuno ha detto che la cultura ha guadagnato soprattutto con i libri con cui gli editori hanno perso. Giovanni parlava con ironia e distacco dello scarso successo dei suoi testi didattici; ricordo che una volta mi disse “Questi sono libri che serviranno per scrivere altri libri …”.

Il cosiddetto “Progetto Prodi” trovò una consistente
attenzione a livello di biennio delle superiori, mediante la pubblicazione dei volumi dal titolo “Matematica come scoperta”, editi negli anni ‘70 dall’Editrice D’Anna.

La pubblicazione di questi volumi andava di pari passo con la formazione di un gruppo di docenti denominato GFMT (Gruppo di Formazione Matematica della Toscana) di cui Giovanni Prodi era l’anima e il coordinatore.

Questo Gruppo ha tenuto anche un convegno annuale, normalmente a Viareggio, per fare il punto della situazione. Ricordo con un senso di gratitudine il fatto che, nel 2001, fui invitato a tenere una relazione nell’ambito di tale convegno.

Riguardo al “progetto Prodi” mi corre l’obbligo di citare almeno due punti, fortemente innovativi rispetto alla tradizione consolidata: l’attenzione al calcolo delle probabilità (visto anche come palestra per l’introduzione del calcolo frazionario) e l’accento sugli aspetti costruttivi della matematica, che trovò poi un naturale prolungamento nel P.N.I. Se in Italia, almeno nell’ambito del P.N.I., c’è stata un’educazione al pensiero algoritmico, non si può non ricordare al riguardo Giovanni Prodi.

In anni più recenti il “progetto Prodi” è stato ripreso e aggiornato con la denominazione  "Scoprire la matematica". Si è trattato di un vero e proprio lavoro di gruppo da cui sono nati alcuni volumi pubblicati dall’editore Ghisetti & Corvi. Mi sembra giusto ricordare i nomi dei docenti cha hanno partecipato a questo progetto:

Bastianoni, Foà, Mannucci, Sainati, Sciolis, Tani, per il biennio e Bastianoni, Berni, Foà, Prodi Luisa, Mariotti, Magenes M.Rosa, Pesci, Reggiani, Sciolis per il triennio.

Non sono mancati a Giovanni anche riconoscimenti ufficiali: nel 2001 l’Università di Palermo gli conferì la laurea h.c. in “Scienze della formazione primaria”.

Al di là di tutto questo, rimane in chi ha avuto la fortuna di conoscere Giovanni, il ricordo di un esempio insigne di probità intellettuale e indefessa operosità, rallentata soltanto negli ultimi anni dal progredire del morbo di Parkinson. Nessuno dei talenti che gli erano stati dati è andato sprecato; a lui, uomo profondamente religioso, ben si addice la parabola evangelica che dai talenti prende il nome.

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Giovanni Prodi foto tratta dal:
BUMI, La matematica nella società e nella cultura, agosto
2000

 

 

Dall'archivio UMI

Giovanni Prodi

 

- socio UMI dal 1950

- socio fondatore dal 1976

- membro CS negli anni: 1961-1967, 1973-1982

- membro CIIM 1967-1973, 1980-1997

- Presidente CIIM 1980-1985

- Commissione di studio di un progetto di laurea abilitante all'insegnamento della matematica e delle osservazioni scientifiche nella scuola media nel 1970

- Commissione Premio Pomini 1972

- Commissione Premio Bartolozzi 1977

- Commissione Premio Caccioppoli 1982

- Commissione Syllabus 1996

-Comitato Scientifico XIII Congresso UMI 1987