UN RICORDO DI GIUSEPPE OCCHIALINI

Giuseppe Occhialini (1907-1993) è stato uno dei più importanti fisici italiani della seconda metà del Novecento. Laureatosi a Firenze nel 1929, collaborò alla scoperta del positrone nei raggi cosmici presso il Cavendish Laboratory di Cambridge. Dopo diverse esperienze di insegnamento, nel 1947 contribuì alla scoperta dei pioni, o mesoni Pi . Fu protagonista della ricerca in fisica delle particelle. In seguito all'avvento degli acceleratori di particelle, Occhialini esplorò nuovi campi di ricerca, tra i quali spicca quello della Fisica dello spazio, contribuendo alla fondazione dell'Agenzia Spaziale Europea. Occhialini dà il nome al Dipartimento di Fisica dell'Università degli studi Milano-Bicocca e in suo onore, dal suo soprannome "Beppo", il satellite SAX primo satellite italiano per lo studio dei raggi gamma è stato rinominato “Beppo-SAX”

(da G. Volpe, In ricordo di Giuseppe "Beppo" Occhialini, pubblicato in "Accademia Raffaello - Atti e Studi", 2 (2007), pp.122-131.

Giuseppe Occhialini, “Beppo” per il mondo scientifico e per gli amici, è stato membro della nostra accademia, dove venne iscritto nell' Elenco generale dei Soci Benemeriti – Residenti e Corrispondenti dell'Accademia Raffaello il 15 novembre 1971. Quest'anno ricorre il centenario della nascita e le celebrazioni sono in corso. Prima tra tutte quella svoltasi il 16 febbraio scorso a Milano, nell'Aula Magna dell'Università degli Studi, in Via Festa del Perdono (1). Come si legge nel comunicato stampa prodotto per la presentazione del convegno internazionale tenutosi quel giorno in suo onore, Occhialini è noto nel campo scientifico soprattutto per due lavori:

Il primo: la scoperta, fatta nel 1932 con Patrick M.S. Blackett al Cavendish Laboratory, in Cambridge, UK, delle coppie elettrone – positrone, che oltre a confermare l'esistenza dell'elettrone positivo, “il positrone”, scoperto poche settimane prima negli Stati Uniti da Carl Anderson, forniva la prima prova dell'esistenza dell'“antimateria” predetta dal fisico teorico P.M.Dirac. Per questo risultato fu determinante l'associazione ad una camera di Wilson esposta ai raggi cosmici, di un circuito di coincidenze, realizzato con contatori Geiger, per comandare l'espansione della camera di Wilson. Il circuito di coincidenza era stato applicato a Cambridge da Occhialini che lo aveva appreso nella Scuola di Arcetri, in Firenze, dal suo ideatore, Bruno Rossi.

Il secondo risultato è stata la scoperta, fatta nel 1947, al Wills Laboratory di Bristol, con C.F. Powell e G.M.C. Lattes del “mesone p (In uno dei lavori su questo soggetto del gruppo di Bristol, c'è anche il contributo di H. Muirhead). Prevista dal teorico giapponese Yukawa una diecina di anni prima, questa è la prima scoperta di particelle “portatrici” della forza forte che tiene uniti protoni e neutroni nei nuclei degli atomi. Questa scoperta fu ottenuta utilizzando come rivelatori emulsioni fotografiche esposte in alta montagna ai raggi cosmici. Anche in questo caso, grande fu il contributo dell'intuito e delle raffinate capacità sperimentali di Beppo Occhialini.

Pochi anni dopo, Blackett (per “il suo sviluppo della camera a nebbia di Wilson e le sue scoperte con essa nel campo della fisica nucleare e dei raggi cosmici”) e poi Powell (“per il suo sviluppo del metodo fotografico nello studio dei processi nucleari e per le sue scoperte concernenti i mesoni”) ricevettero il premio Nobel, rispettivamente nel 1948 e nel 1950. […] Blackett riconobbe il suo contributo e, nel ritirare il premio Nobel, gli scrisse " [...] sarebbe stato giusto tu fossi al mio fianco a Stoccolma".

Gli illustri antenati marchigiani

Giuseppe “Beppo” Occhialini nacque a Fossombrone (PU) il 5 dicembre 1907. Il nonno paterno Paolo era stato “fattore”, come si dice qui nelle Marche per intendere l'amministratore, della nobile famiglia degli Albani. Ebbe più figli, tra i quali Augusto (1878-1951), padre di Beppo, che studiò, dapprima a Pesaro, quindi a Pisa, dove nel 1903 si laureò in Fisica e stabilì un forte legame con Angelo Battelli, anch'egli marchigiano e personaggio di spicco dell'ambiente scientifico dell'epoca. Gli fu prima assistente, poi aiuto, fino alla morte di questi, avvenuta nel 1916. Augusto Occhialini diresse quindi il laboratorio pisano per due anni, dopo di che si trasferì a Firenze come aiuto del professor Antonio Garbasso negli anni difficili della prima guerra mondiale e lì rimase fino al 1922. Fu poi professore di Fisica sperimentale all'Università di Sassari e successivamente professore di Fisica all'Università di Siena fino al 1928, dopo di che passò a Genova, dove insegnò fino al 1951, anno della morte.

L'attività scientifica di Augusto fu notevole (2) , come notevoli furono le relazioni internazionali che riuscì a tessere durante tutta la sua carriera.

 

Occhialinipapà

Augusto Occhialini, padre di Giuseppe

 

Giuseppe Occhialini, in una sua autobiografia (3) , ha scritto che il padre Augusto, assieme al grande fisico Blackett, è stata la persona che ha esercitato la maggiore influenza su di lui. Parlando di Beppo, Carlo Rubbia ebbe modo di dire che “era figlio di un fisico di considerevole statura” (4). La mamma di Beppo, Etra Grossi (1887-1933) (Fig. 3), ha invece tutt'altra storia, provenendo da una straordinaria famiglia di letterati.

 

Occhialini mamma

Etra Grossi, madre di Giuseppe Occhialini

 

Era infatti la nipote di Stanislao Mercantini, professore e letterato, fratello del professor Francesco e del più noto Luigi, personaggio di spicco del Risorgimento italiano, poeta autore de “La spigolatrice di Sapri” e dell'“Inno di Garibaldi”. Il padre di Etra, Giuseppe Grossi, avvocato, fu esponente della corrente radical-repubblicana marchigiana e membro di rilievo della massoneria locale, nonché fondatore della loggia forsempronese “Fede Risorta”. Tramite i Mercantini, la famiglia Occhialini era anche lontanamente imparentata con i Bucci di Fossombrone, la famiglia del pittore Anselmo Bucci e del di lui fratello Giovanni, scrittore.

I nomi di Paolo, Stanislao e Giuseppe, che Beppo Occhialini porta nel suo certificato anagrafico e che lui, alla maniera inglese, ha spesso usati abbreviati nella sigla G.P.S., derivano dunque dai nomi del nonno materno, del nonno paterno e del bisnonno da parte di madre.

 

Occhialini scienziato

 

Come già detto, Beppo nacque a Fossombrone il 5 dicembre del 1907 e nel 1929 si laureò in Fisica a Firenze, nell'istituto creato quattro anni prima sulla collina di Arcetri da Antonio Garbasso, che vi aveva accolto da poco più di un anno Bruno Rossi e Gilberto Bernardini e dove insegnava Enrico Persico.

 

Occhialini giovane

Un giovane Giuseppe Occhialini

La tesi di laurea, che riguardava anche i raggi cosmici, era stata suggerita a Beppino (non ancora Beppo) dal padre e divenne subito l'argomento di ricerca affrontato col più grande vigore da Rossi con la tecnica dei contatori e con il sistema di coincidenze rapide che porta il suo nome, trascinando il resto del gruppo che si stava formando. Beppino, assistente volontario subito dopo la laurea e inserito immediatamente nella ricerca, usufruì nel 1931 di una prima borsa di studio di tre mesi del CNR per recarsi a Cambridge, al Cavendish Laboratory, per apprendere la tecnica della Camera di Wilson da P.M.S. Blackett. Per chi non sapesse quale importanza questo luogo ha avuto nella ricerca scientifica mondiale, varrà la pena solo ricordare che fu diretto da Maxwell, Rayleigh, Thomsom e Rutherford, quattro colossi della ricerca scientifica, non solo britannica. Ed è proprio sotto la direzione di Rutherford, Premio Nobel nel 1908, che Beppo ha frequentato il laboratorio inglese.

Sempre nel suo profilo autobiografico, Occhialini descrive il Cavendish Laboratory come “[…] un laboratorio che precorreva i tempi per la sua modernità: […] affluivano scienziati provenienti da molti paesi e accanto ai ricercatori tradizionali di formazione puramente accademica trovavano posto elementi di formazione più applicativa […]” (5) .

Al fianco di Blackett, Occhialini applicò alla Camera di Wilson il sistema delle coincidenze appreso da Rossi, raggiungendo immediatamente risultati scientifici fondamentali (conferma dell'esistenza del positone e produzione di coppie elettrone-positone nella produzione multipla di particelle da parte dei raggi cosmici). Ma non meno importante, strinse con Blackett un'amicizia profondamente vissuta che ha sempre riconosciuto: “ Fisico completo e di grande classe - scrisse Beppo una volta -, possiede una coscienza politica e sociale viva e critica, con un senso di giustizia profondamente umano e una passione intellettuale non limitata al campo della fisica. Blackett […] è una di quelle rare persone a cui può essere attribuita senza esitazione la qualità della grandezza ” (6) .

Per quei risultati scientifici, Blackett ricevette il premio Nobel nel 1948 e in quell'occasione riconobbe pubblicamente l'apporto sostanziale di Giuseppe Occhialini.

A Cambridge Beppe (come lo chiamava Blackett) doveva stare 3 mesi e invece restò tre anni, approfondendo nei dettagli le scoperte fatte. Nel 1934, rientrato a Firenze, trovò una situazione umana e politica molto cambiata, a cominciare dal fatto che Garbasso era prematuramente morto nel 1933 e Bruno Rossi era diventato professore a Padova. Carlo Rubbia, nel ricordare questo passaggio della vita di Occhialini, scrive: “ Di ritorno a Firenze nel 1934, Occhialini trovò insopportabile il crescente clima politico fascista ” (7) .

Per Beppo, assistente di ruolo dal 1932, passarono anni assai difficili, anche perché non riuscì ad avere finanziamenti per costruire una Camera di Wilson in Arcetri, e accadde anche che fu chiamato ad insegnare Fisica (era l'anno accademico 1936-37) all'Istituto superiore di architettura di Firenze (8) .

Nel 1937 la svolta. Il fisico G. Wataghin gli propose di trasferirsi in Brasile nella neonata università di San Paolo e lui accettò, forse non immaginando di restarci fino al 1944.

 

 

Occhialini

Giuseppe Occhialini (terzo da sinistra) in Brasile

La storia di questa esperienza sud-americana può essere così ricostruita. A metà degli anni Trenta, per iniziativa del Governatore dello Stato di San Paolo che voleva costituire un'università di alto livello, vari governi europei furono invitati a fornire esperti in varie discipline che potessero costituirne la struttura didattica; furono invitati vari paesi europei, tra i quali anche l'Italia. Enrico Fermi, incaricato da Mussolini di suggerire i nomi, propose per l'area scientifica Wataghin, il quale, avendo iniziato ricerche sui raggi cosmici, non poteva non coinvolgere Occhialini, forte anche dell'esperienza di Cambridge.

Nasceva così, per ispirazione dei francesi Claude Lèvy-Strauss, Jean Maugué, Pierre Monbeig, Roger Bastide, Paul Arbousse Bastide, Robert Aubreton, Paul Hugon e Fernand Braudel; degli italiani Gleb Wataghin, Giuseppe Occhialini e Giuseppe Ungaretti; dei tedeschi Heinrich Rheinboldt e Heinrich Hauptman, l'Università di San Paolo (USP), un polo scientifico e letterario di primaria importanza per tutta l'America latina, al cui successo parteciparono anche altre figure di primo piano.

Ma su questa esperienza già straordinaria se ne innestò un'altra, per la quale Occhialini resta ancor oggi in Brasile un personaggio memorabile, quasi mitico.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, il Brasile dichiarò guerra alla Germania e all'Italia. Occhialini, considerato straniero nemico, abbandonò velocemente l'Università di San Paolo e si rifugiò sulle montagne tra San Paolo e Rio de Janeiro, oggi Parco Nazionale de Itatiaya. Vi restò più di un anno, vivendo in una capanna e, essendo un eccellente escursionista e amante delle alte quote, si mantenne facendo la guida alle scalate. Ancora oggi sul posto c'è chi ricorda lo scienziato nucleare che visse nascosto qui durante la guerra; le guide locali lo chiamano Oquialine e a ricordo di questa storia resta l'intitolazione di un picco di difficile scalata, denominato “Pico Occhialini”.

Dopo l'8 settembre 1943, al termine di un anno di esilio sui monti dell'Itatiaya, potrà ritornare alla ricerca, ospitato nel laboratorio di Biofisica della Facoltà di Medicina di Rio de Janeiro diretto dal notevole medico-biologo Carlos Chagas. Ancora un anno e poi, grazie all'appoggio di Blackett, nel 1944, poté ripartire alla volta dell'Inghilterra, dove trovò spazio al H.H. Wills Laboratory di Bristol a fianco di Cecil Powell e dove fu raggiunto dal suo amico brasiliano, il fisico Cesar Lattes . Con loro, tra il 1945 e il 1948, diventato oramai per tutti Beppo, effettuò esperimenti sui raggi cosmici, esponendo emulsioni fotografiche ad alta densità al Pic du Midi (Francia), scoprendo il mesone “p” e il decadimento “p/µ”, dando soluzione a un enigma fondamentale per la Fisica nucleare. Nel 1950, proprio grazie a queste ricerche, Powell ricevette anch'egli il Nobel per la fisica.

Nel 1948 Occhialini si trasferì al Centre de Physique Nucléaire dell'Université Libre di Bruxelles. Partecipò quindi alla conferenza di Solvay con Bohr, Pauli, Dirac e Powell e nel 1949 vinse il concorso a cattedra e iniziò il suo primo insegnamento in Italia, all'Università di Genova, dove ancora insegnava il padre Augusto, ormai vicino al pensionamento.

Partecipò, sempre in quell'anno, al Congresso internazionale di Fisica organizzato a Como, presenti anche Blackett e Powell, i premi Nobel con cui aveva lavorato negli anni precedenti.

 

Occhialini

Giuseppe Occhialini (a destra) con i premi Nobel C.F. Powell (a sinistra) e P. Blackett (al centro)

Nel 1950, a Bruxelles, si sposò con Costanza Carlotta “Connie” Dilworth, fisico di straordinaria levatura anche lei; l'anno successivo nacque ad Uccle, in Belgio, la loro figlia Etra.

Di questa parentesi belga resta una bellissima testimonianza che l'allora direttore dell'Istituto italiano di cultura, il letterato Silvio Guarnieri, portò al convegno internazionale su Giuseppe Ungaretti, tenutosi all'Università di Urbino nel 1979: “[…] Nel 1950, mentre mi trovavo a Bruxelles a dirigervi l'Istituto italiano di cultura, [Ungaretti] venne invitato dal Ministero belga della pubblica istruzione e tenne conferenze in due Università, ai ‘Mardi de la poésie' ed anche al nostro Istituto; in tale occasione si trattenne a Bruxelles una settimana e ci incontrammo ogni giorno, in ricevimenti ed in manifestazioni ufficiali, ma anche, specie la sera, in gruppo limitato di amici, con Giuseppe Occhialini a lui carissimo sin dai tempi brasiliani, la moglie di questi e pochi altri (9) .

Tra il 1951 e il 1952 Occhialini, speleologo fin dagli anni giovanili, partecipò alla scoperta del Gouffre de la Pierre Saint-Martin sui Pirenei; una delle più straordinarie imprese di spedizione sotterranea a scopi scientifici del Novecento.

Occhialini speleologo

Giuseppe Occhialini in versione speleologo

In quegli stessi anni partecipò attivamente, nell'ambito di un progetto sostenuto dall'Unesco, allo sviluppo del Centro Brasiliano di Ricerca Fisica, avviato tra altri da Cesar Lattes, occupandosi in particolare della creazione di un laboratorio sotterraneo in alta quota sul monte Chacaltaya, in Bolivia. Alla fine del 1952 si trasferì definitivamente in Italia, all'Università di Milano, dove resterà sino al ritiro dalla vita accademica .

Al suo rientro in Italia Occhialini era ben noto a livello internazionale per gli importanti risultati scientifici raggiunti a Cambridge e a Bristol. A Milano egli non fu solo professore di Fisica superiore, ma attraverso l'ammodernamento del vecchio Gruppo Raggi Cosmici, fu il protagonista della formazione di quelli che sarebbero diventati i centri più brillanti della ricerca spaziale italiana: il Laboratorio di fisica cosmica e tecnologie relative del CNR e la Sezione astrofisica del Dipartimento di Fisica dell'Università.

Come è stato scritto, “nel vecchio Istituto di Fisica in via Saldini, organizzò un suo gruppo di ricerca con emulsioni nucleari, focalizzato, attraverso vaste collaborazioni internazionali (G-Stack Collaboration, K-Collaboration) allo studio dei raggi cosmici e più in generale alla Fisica delle particelle elementari. Nell'ambito di questa attività fu membro sin dall'inizio della Sezione di Milano dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). La sua scuola diede una forte impronta a questo tipo di ricerche, tuttora viva in quella parte di suoi collaboratori ed allievi che, sotto la sua spinta, negli anni Sessanta cambiò drasticamente metodo di lavoro passando dai raggi cosmici ai primi acceleratori per produrre particelle e alle nuove tecnologie (camere a bolle ed elettroniche) per la loro rivelazione.

Parallelamente a questa attività, e dopo un anno di permanenza con la moglie Costanza Dilworth nel 1960 al Massachusetts Institute of Technology su invito di Bruno Rossi, a partire dai primi anni '60 Occhialini si volse allo studio delle proprietà astrofisiche dei Raggi Cosmici facendo nascere il Gruppo Spazio, così detto perché conduceva le osservazioni ad alta quota con palloni stratosferici prima, poi con razzi e infine con satelliti artificiali. È anche attraverso queste attività che l'Italia e Milano hanno in breve acquistato posizioni di eccellenza nel campo dell'Astrofisica delle Alte Energie e più in particolare dell'Astronomia a Raggi X e a Raggi Gamma. Per consentire questo tipo di attività, Beppo Occhialini si attivò anche sul piano organizzativo, facendo nascere quelli che furono poi i Laboratori e Istituti di Astrofisica del CNR e contribuendo alla creazione delle attuali agenzie spaziali italiana (ASI) ed Europea (ESA). In particolare dal 1968 al 1971 fece parte del Launching Programme Advisory Commettee (LPAC) della European Space Research Organisation (ESRO) precorritrice di ESA. Ma il suo successo più importante fu l'aver stimolato e sostenuto la collaborazione europea Caravane tra Milano Garching, Saclay e Leida, che condusse alla realizzazione del satellite COS-B, che fornì la prima mappa dell'Universo in luce gamma.

A ricordo del suo impegno, il satellite italo-olandese Sax, che contribuì in modo determinante a stabilire la natura di diverse sorgenti di raggi gamma, fu battezzato ‘Beppo-Sax' ” (10) .

Nel 1974 partecipò al Memorial Meeting in onore di Blackett organizzato dalla Royal Society, mentre nel 1984 fu uno dei personaggi di spicco allo storico incontro “Cinquant'anni di fisica delle interazioni deboli”, organizzato a Bologna dalla Società di Fisica Italiana; vi partecipò assieme a E. Amaldi, G. Bernardini, N. Cabibbo, O. Piccioni, B. Pontecorvo, F. Rasetti, B. Rossi, C. Rubbia, G. Salvini, G. Wataghin, G. Wick, A. Zichichi. Dal 1992 fu presidente del Gruppo italiano di Fisica Cosmica del CNR.

Beppo si è spento a Parigi il 30 dicembre 1993; nel 2004 è invece morta la moglie Connie.

Ricordare tutti i premi e le onorificenze che gli sono stati conferiti sarebbe troppo lungo. Non si può comunque non ricordare il Premio Sella (1934), il Premio Vallauri (1936), il Premio Einaudi (1940), il premio nazionale dell'Accademia dei Lincei (1949), il Premio Charles Vernon Boys di Fisica Superiore (1950), il Premio internazionale Feltrinelli (1956), fino al prestigioso Premio Wolf per la fisica (1979).

Fu Socio corrispondente (1950), poi Socio nazionale (1958) dell'Accademia dei Lincei (1950), Membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL (1972) . È stato inoltre Socio corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino, Membro dell'Accademia de Stunta de Romania, Membro dell'Accademia Brasileira, Dottore honoris causa dell'Università di Bruxelles.

L'auditorio dell'Istituto di fisica dell'Università di San Paolo è oggi a lui intitolato, come sono a lui intestati l'Istituto di fisica di Milano, un'aula presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS), il Planetario al Museo del Balì di Saltara (PU). Una via è a lui intitolata a Sesto Fiorentino ed una piazza gli è stata dedicata proprio quest'anno a Milano.

 

L'umanità di Beppo

Occhialini fu straordinario come persona, anche al di fuori della sfera scientifica. Il Premio Nobel per la Fisica Emilio Segrè disse una volta: “La personalità di Occhialini meriterebbe di essere descritta a lungo. Ha tanti amici e in tanti posti che se si desse la stura al soggetto ne nascerebbe un lungo capitolo con episodi divertenti e anche quasi incredibili ” (11) . Sono famose le serate giovanili al laboratorio di Arcetri negli anni Trenta, le battute ai convegni, alcuni episodi quotidiani.

Speculativo, non si fermava di fronte a nessuna discussione. Parlava di fotografia, architettura, arte, archeologia, letteratura e soprattutto di poesia ed era in grado di riprendere la discussione di un argomento in qualunque momento e anche a distanza di tempo, esattamente da dove era stata interrotta.

Di fotografia Beppo parlava molto volentieri e questo era connesso anche alla sua esperienza scientifica con lastre ed emulsioni e ai suoi stretti rapporti con l'inglese Ilford (ma anche con la Kodak nel periodo passato a Bruxelles). Ma se di macchine fotografiche e di filtri egli parlava con piacere, altrettanto disinteresse manifestava nell'essere fotografato. Tutte le persone che lo hanno conosciuto confermano che aveva una riluttanza quasi eccessiva a posare davanti ad una macchina fotografica. Poche sono infatti le immagini che circolano.

Haroun Tazieff, il vulcanologo con il quale Beppo aveva condiviso nel 1952 la straordinaria avventura della discesa nel Gouffre de la Pierre Saint-Martin, racconta il momento dell'uscita dalla grotta di Beppo in questo modo: “Pendant quelques minutes encore Occhialini demeura arreté sur le marchepied naturel à moins de deux mètres sous la sortie du gouffre. Ce ne fut que deux jours plus tard que nous apprimes la raion de cette interminable attende: une vingtaine de reporters-photographes attendaient, prets a declencher leurs flashes, et lui ne tenait pas à etre photographié” (12) . Aveva un modo straordinariamente complicato e onnicomprensivo di ragionare, anche quando parlava delle cose più quotidiane: “ Se le cose sono semplici, perché non complicarle? ” - ripeteva spesso. Di lui sono rimaste storiche anche altre affermazioni come: “Il corpo è come un cavallo, va domato ”, oppure: “Quando incontri una persona spremila tutta subito; la seconda volta è deludente ”, o ancora: “Tutto il successo di una persona sta nella memoria” . Ma era proverbiale anche la sua ironia: “Non mi piace essere intervistato. Il registratore riporterebbe quello che ho detto, ma non quello che volevo dire”, raccontò di un'intervista che un giornalista voleva fargli.

Occhialini ha lasciato un ricordo straordinario in tutte le persone che lo hanno incontrato. Nell'ambiente dei fisici era chiamato “the king maker”. Leon Lederman ricorda che tra Lattes, Occhialini e Powell, “[…] era il più pittoresco del trio. Speleologo dilettante e gran burlone, Beppo era la vera forza trainante del gruppo” . Con Blackett ebbe un rapporto così intenso e amichevole che lo scienziato inglese, al momento del ricevimento del premio Nobel, ebbe a dire: “Sono molto felice e orgoglioso di aver ricevuto il premio Nobel, ma lo sarei stato di più se anche Beppo lo avesse avuto con me”.

La stravagante storia dei Nobel mancati (ricordiamo che Occhialini, pur non vincendone neppure uno, in realtà ne vinse due) veniva così sintetizzata da Bruno Pontecorvo in un famoso brindisi: “I drink not to Beppo, but to us all: may we collaborate with him, it is a practically sure way of winning a Nobel Prize ” (“Non brindo a Beppo, ma a tutti noi che ci sia data l'occasione di collaborare con lui; è un modo certo per vincere un premio Nobel”) (13) . Sono poi rimaste famose anche altre testimonianze: “Se si parla con Beppo bisogna essere disposti a cambiare le proprie idee anche se sono giuste”, ricorda Ettore Fiorini.

“Se la scienza moderna non fosse compatibile con un temperamento come il suo sarebbe un peccato per la scienza moderna”, disse Louis Leprince-Ringuet.

“Un artista della strumentazione, un creatore di tecnologie, un vero interprete della natura, dalle cui mani e dalle cui idee scaturivano i mezzi per risolvere i problemi fondamentali della fisica” , disse una volta Gilberto Bernardini, al quale spettano anche altri affettuosi aneddoti ben noti nel mondo scientifico: “Se vuoi vincere un Nobel lavora con Occhialini” oppure “Tra Dio e l'uomo in mezzo c'è Occhialini”. Bernardini ricordava anche che spettava a lui fare la traduzione agli studenti quando non capivano le parole di Beppo.

Carlo Rubbia ha scritto che “Beppo fu un fisico nato, un tecnico profondo, un ricercatore con un'energia illuminata e con una personalità magnetica, capace di trasferire il suo entusiasmo a coloro che si trovavano intorno a lui. Aveva un eccellente intuito fisico, ma ciononostante, scrisse raramente una qualunque formula” .

Il suo amico brasiliano Cesare Lattes ricordava così Beppo: “Una personalità attiva ma gentile, con grande coraggio fisico e morale. Un amico leale e prezioso, una persona piena di considerazione. Un grande e giovane romantico con i piedi sulla terra”.

Nella sua lunga e intensa vita non mancarono gli incontri straordinari, da Fosco Maraini a Bernard Rudofsky, dal matematico Renato Caccioppoli al fisico Ettore Majorana, poche ore prima della scomparsa, da Giuseppe Ungaretti a Vinicius de Moraes, a Toquinho. Ma non sono che pochi esempi. Non posso infine non ricordare anch'io qualcosa dei nostri numerosi incontri, tra Fossombrone e la casa di Cannerecchi, nella campagna tra Siena e Firenze, dove ha vissuto negli ultimi tempi.

Occhialini anziano

Giuseppe Occhialini in tarda età

Era molto interessato al destino delle cose di Fossombrone, alla loro tutela e valorizzazione. Una volta, molti anni fa, mi disse: “Perché non adottate un monumento o una cosa che ha bisogno di aiuto, come fanno gli inglesi. Se mi telefonaste un giorno per dirmi che c'è da sostenere la salvaguardia della rocca di Fossombrone o della Corte Rossa e mi chiedeste di partecipare finanziariamente io lo farei ben volentieri. Dovete far sapere questa cosa a tutti quelli di Fossombrone che abitano fuori di Fossombrone, perché le persone lontane dal luogo dove sono nate sono più sensibili ad una cosa del loro luogo di quelli che l'abitano. Le persone che stanno distanti dal luogo dei loro padri o se sono stati costretti ad emigrare, lo sentono come una cosa familiare, come una cosa loro, più di quelli che ce l'hanno tutti i giorni di fronte o accanto” . Beppo amava molto il paesaggio marchigiano per la dolcezza e la morbidezza dei suoi lineamenti collinari. Diceva sempre che le campagne marchigiane hanno sette tipi di verde. Era un tipo assolutamente anticonformista ed eccentrico, anche nell'abito; pantaloni di velluto, camicia fuori dai pantaloni, scarpe da ginnastica di tela, zaino sulle spalle e occhiali appesi al collo erano la sua divisa, estate e inverno. L'ho visto esagerare con una disinvoltura eccezionale. Poteva fumare una sigaretta dietro l'altra per ore e scolarsi mezza bottiglia di whisky come niente fosse, soprattutto quando la discussione era impegnativa (ma quando non lo era!).

A Fossombrone Beppo tornava spesso soprattutto nella ricorrenza dei morti. Nel cimitero infatti sono sepolti i genitori e i lontani parenti, e lì sono conservate anche le sue ceneri. Alla morte Giancarlo De Carlo così lo ricordò: “[…] È stato un grande fisico sperimentale e anche un grande uomo, agitato da molti spiriti. Era capace di parlare di scienza, di storia, di arte, di poesia (poteva recitare a memoria versi bellissimi di ogni paese e di ogni epoca) e, negli ultimi tempi, anche di architettura. Così costruiva estesi reticoli di idee e di immagini, dove attirava i suoi interlocutori e non dava loro tregua finchè non erano costretti a esprimere il meglio che avevano. […] Guardava il mondo con divorante curiosità da tutti i punti di vista possibili e ne aveva una visione globale; così aveva potuto scoprire alcuni dei suoi più particolari segreti ” (14) . Sulla sua lapide di arenaria grigia, posta di fronte a quella del padre Augusto, c'è questa semplice scritta:

GIUSEPPE PAOLO STANISLAO OCCHIALINI / FISICO / 1907-1993.

 

NOTE

1. Convegno Internazionale “Highlights in Physics Today: One Hundred Years After The Birth Of Beppo Occhialini” Aula Magna dell'Università degli Studi di Milano, Via Festa del Perdono 7 – Venerdì 16 febbraio 2007

 

2. Ben 105 titoli, tra saggi e pubblicazioni, prodotti tra il 1906 e il 1950. Cfr. G. Emanuelli, Scienziati fisico-matematici marchigiani 1846- 1951, 2 voll., STEU, Urbino 1964, vol. 1, pp. 271-275.

 

3. Scienziati e Tecnologi Contemporanei, Mondadori, Milano 1974, p. 323.

 

4. Dal discorso inaugurale tenuto dal professor Carlo Rubbia a Fossombrone, presso la chiesa di San Filippo, il 4 marzo 2006, giorno della presentazione ufficiale della Fondazione Giuseppe Occhialini.

 

5. Scienziati e Tecnologi Contemporanei , cit. p. 323.

 

6. Ibidem.

 

7. C. Rubbia, Discorso inaugurale della Fondazione Occhialini , Fossombrone 4 marzo 2006

 

8. In quell'anno l'Istituto superiore di architettura di Firenze veniva aggregato all'Università degli Studi come Facoltà di architettura. Il corso durava 5 anni e consentiva alla fine la laurea in dottore in architettura. Facevano parte del corpo docente Roberto Papini (Storia e stili dell'architettura), Mario Salmi (Storia dell'arte), Raffaello Brizzi (Composizione architettonica I), Giovanni Michelucci (Architettura degli interni, arredamento e decorazione).

 

9. S. Guarnieri, Testimonianza su Ungaretti con tentativo di interpretazione , in “Atti del Convegno internazionale su Giusepe Ungaretti”, 2 voll., Urbino 1981, vol. I, p. 697.

 

10. E. Segrè, Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea , Milano 1976, pp. 187-188

 

11 H. Tazieff, Le gouffre de la Pierre Saint-Martin , Vromant, Bruxelles 1952, p. 119.

 

12. Atti del Simposio in Milano per il 20° anniversario del ritorno di Occhialini in Italia.

 

13 G. De Carlo, Crescerà la solitudine? , in “Spazio e Società”, 66(1994), p. 127

 

Le immagini che accompagnano il testo, quando non diversamente indicato, sono tratte dal catalogo della mostra Giuseppe Occhialini. Uno scienziato alla scoperta dell'universo invisibile - 2007 centenario della nascita , a cura di E. Bertozzi, Saltara 2007.

Si desidera ringraziare vivamente la Grafica Vadese per la disponibilità dimostrata.