Il fascismo razionale

Copertina del libro - Matepristem

Francesco Cassata

Il fascismo razionale

Carocci Ed., Roma, 2006

pp. 225; Euro 18,00

Corrado Gini è stato uno dei più importanti studiosi italiani della prima metà del Novecento: statistico, demografo, sociologo. E' stato anche uno dei professori universitari e degli scienziati più vicini al fascismo, sia dal punto di vista delle idee professate che del diretto coinvolgimento istituzionale.
E' chiaro quindi che i motivi di interesse di una sua biografia (la prima, così organica) non mancano. Il libro di Cassata - giovane studioso torinese, già autore di altri apprezzati saggi sugli anni '30, il fascismo, la sua politica, alcune sue attenzioni scientifiche - ricostruisce effettivamente tutte le tappe della carriera scientifica di Gini (1884 - 1965).
Ci presenta la sua carriera accademica, la sua presidenza della Commissione di inchiesta sulle materie prime votata dal Consiglio della Società delle Nazioni nel primo dopoguerra, la fondazione della rivista "Metron" (1920), la conduzione dell'ISTAT a partire dal 1926, la sua stretta frequentazione di Mussolini ("nel solo periodo intercorrente tra il febbraio 1927 e lo stesso mese del 1928 Gini risulta ricevuto dal Duce 20 volte, dunque quasi due volte al mese"), la partecipazione alla "Commissione dei Soloni", il contributo dato alla campagna natalista del regime e al "discorso dell'Ascensione", via via fino ai tragici eventi della guerra. Dopo l'8 settembre '43, Gini si impegna in una complessa operazione di fuoriuscita dal fascismo. Subisce, però,l'inevitabile procedimento di epurazione che - per un certo periodo - gli suggerisce l'idea di lasciare l'Italia per gli Stati Uniti. Nel 1945, Gini partecipa alla costituzione del "Movimento unionista italiano", una formazione politica dell'unificazione - in chiave antifascista e anticomunista - dell'Italia con gli Stati Uniti ! Nominato presidente onorario del Movimento, Gini ne redigerà lo statuto; nelle elezioni del '46, il suo movimento otterrà però solo poco più di 70.000 voti (0,31%).
Il libro di Cassata accenna anche al carattere del demografo : "un atteggiamento intransigente e scarsamente portato alla mediazione". Nè trascura di prendere in considerazione le polemiche interne al mondo scientifico, per la rappresentanza della scuola italiana di Statistica e di quello dei "tecnici" per assicurarsi un ruolo centrale nella politica demografica del regime (...e essere beneficiati dai ricchi finanziamenti previsti per la Demografia).

Tutto interessante, con due "ma" (che forse acuiscono l'interesse del volume, in vista di ulteriori approfondimenti).

Il primo riguarda l'inevitabile parzialità di ogni studio e, in questo caso, di ogni biografia. L'autore di questa di Corrado Gini non ha una formazione scientifica e quindi tende inevitabilmente a trascurare gli aspetti più propriamente statistici e matematici, a favore evidentemente di altri.
Il secondo "ma" - un po' più sorprendente - riguarda una certa simpatia e solidarietà che Cassata sembra quasi manifestare nei confronti di Gini e anche dei suoi comportamenti più problematici. Il giudizio nei confronti della comunità dei demografi appare corretto: "per cambiare vita (dopo la caduta del fascismo), sceglieva non la strada ardua e dolorosa di un confronto critico con il proprio patrimonio di idee, ideali ed esperienze, ma quella, ben più comoda, dell'amnesia".  Meno convincente appare invece il giudizio sul protagonista del libro. La sua adesione al fascismo non è taciuta (come si sarebbe potuto?) ma appare quasi ridimensionata per sottolineare "il rifiuto da parte di Gini a consentire una subordinazione totale della scienza statistica agli interessi politici e ideologici del regime". Il successivo allontanamento dall'ISTAT viene inquadrato nel clima di deterioramento dei rapporti con Mussolini fino quasi a concedere che ... "non significa tuttavia che la sua presidenza sia rimasta estranea al contesto ideologico-politico del fascismo". Così, anche il giudizio sull'atteggiamento di Gini nei confronti del genocidio delle comunità ebraiche (p. 140) meriterebbe ulteriori riflessioni e approfondimenti.