La matematica non serve a nulla. Provocazioni e risposte per capirne di più

Copertina del libro - Matepristem

G. Bolondi, B. D'Amore

La matematica non serve a nulla. Provocazioni e risposte per capirne di più

Editrice Compositori, Bologna, 2010
pp. 150; euro 14

 

Gli autori, Bolondi e D’Amore, sono due matematici interessati fra l’altro agli aspetti storico-culturali della loro materia, in particolare relativi al suo insegnamento nei diversi ordini scolastici. Insomma, sono attratti ampiamente da quel mondo che sta intorno alla Matematica, ai suoi esponenti, alle idee, alle correnti ed alle opinioni che la riguardano.

Colpiti da una scritta vergata con sicurezza su un muro di Bologna – ci dicono nell’introduzione – hanno cercato benevolmente di discuterne il contenuto – “La matematica non serve a nulla” – commentando una serie di citazioni di vari personaggi, non solo matematici e non sempre noti. Battute e citazioni più o meno dotte, più o meno severe o “seriose”, spesso provocatorie o paradossali, sempre scelte per il loro intento esplicativo.

Gli autori non sono certamente due parrucconi indignati con l’anonimo autore – probabilmente uno studente della vicina scuola media – che semplicemente riporta una convinzione desunta dalla propria esperienza o vuole esprimere un giudizio indiretto sul proprio professore. E la scritta diventa, provocatoriamente all’inverso, il titolo del libro e l’occasione per parlare un po’ del mondo della Matematica.

Sempre sul filo dell’ironia e dell’apparente presa di distanza dalle opinioni riportate, il libro presenta temi e personaggi, punti di vista diversi, senza cercare sistematicità, schemi troppo rigidi o, Dio ce ne scampi, espressioni simboliche: “… solo stimoli e, se possibile, emozioni; noi crediamo infatti che la Matematica dia anche profonde, intense emozioni” – ammettono con franchezza gli autori.

Si passa così dai massimi sistemi (ma che cos’è la matematica e perché studiarla?) a concetti che hanno sollevato grandi discussioni non solo fra i matematici (l’idea di numero, l’infinito, le concezioni relative ai fondamenti) fino alle opinioni personali, anche impietose (si veda al proposito il pensiero di Gustave Flaubert) o lapidarie (la Matematica è una fuga dalla realtà) fino alle concezioni poeticamente illuminanti di alcune sue parti (come le due poesie di Trilussa che chiudono il libro).

Rimane una domanda: perché leggere il libro? Per convincersi forse che il titolo – e la scritta che gli dà origine – esprime una convinzione giusta o sbagliata? Ma si ricordi che gli autori sono due matematici. Oppure nella speranza di divertirsi un po’ a spese di una materia che non gode certamente di grande popolarità? No, forse il vero motivo è quello di riflettere con levità e disincanto, senza preconcetti, su quella particolare forma di cultura che è la Matematica, vederla agganciata sia al pensiero sia all’attività dell’uomo – tanto nelle sue espressioni razionali quanto in quelle artistiche – alle attese ed alle speranze, per coglierne il senso, più che la sostanza, e liberarsi dal luogo comune che fuori dalle applicazioni la Matematica davvero non serva a niente.