La vita perfetta di William Sidis

Copertina del libro - Matepristem

M. Brask

La vita perfetta di William Sidis

Iperborea, Milano, 2014

pp. 384; euro18,50

 

La genialità è un tratto distintivo e riconosciuto dell'umanità, basti pensare a Leonardo da Vinci o Albert Einstein. In questo libro si narra in particolare la biografia del genio (dimenticato) della Matematica William Sidis, con una particolare attenzione al talento, alla solitudine e tormento che caratterizzarono la sua esistenza.

Nato a New York il 1 aprile 1898, figlio di immigrati ucraini di origini ebraiche, William Sidis è stato non solo un bambino prodigio, ma una delle menti più eccelse di ogni tempo, con il quoziente intellettivo più alto mai misurato. A soli 18 mesi leggeva il New York Times, a 4 anni aveva imparato da solo greco e latino e leggeva il De Bello Gallico, a 6 parlava dieci lingue e ne inventò una nuova (il "vendergood") e, appena undicenne, tenne una conferenza ad Harvard sulla sua teoria della Quarta dimensione.

Ma la sua storia non è costellata di soli successi, il binomio genio-sregolatezza si ripropose violentemente nella vita del giovane William. Cresciuto sotto i riflettori, perseguitato dalla stampa, rifiutato dai coetanei, soffocato dalle pressioni del padre psichiatria che lo usò per i suoi esperimenti sul cervello e lo educò a una curiosità insaziabile per tutti i saperi, venne emarginato, come tutti i "diversi", dalla società. Sidis è però un idealista che propose agli immigrati di ogni paese gli ideali socialisti, un pacifista "scientifico" perché nessuna guerra della storia ha mai risolto un problema. In un'intervista al Boston Herald , in merito alla sua vita travagliata, disse: "Desidero una vita perfetta e il solo modo è la completa solitudine. Ho sempre odiato le folle".

Dopo varie peripezie che hanno contribuito al suo isolamento, William Sidis morì a soli 46 anni, il 17 luglio 1944, in seguito a un'emorragia celebrale.