L'Italia dell'ignoranza

Copertina del libro - Matepristem

G. Priulla

L'Italia dell'ignoranza

Franco Angeli edizioni, Roma, 2011

pp. 208; euro 24,00

 

“La scuola pubblica è una diga: contro le disuguaglianze e contro il sonno della ragione. E’ un luogo che si ostina a non produrre consenso. L’ultimo dove i ragazzi non sono divisi per potere d’acquisto. L’unico laboratorio di integrazione delle diversità”. Così si legge nella quarta di copertina di questo pamphlet che da una parte prende – come abbiamo visto – le difese della scuola pubblica, dall’altra passa in rassegna impietosamente i suoi esiti sull’educazione e la formazione degli studenti: le loro “prestazioni complessive, la gracilità dei loro saperi sono uno spaccato impietoso della direzione presa dal settore più strategico per lo sviluppo del Paese. La qualità media della formazione dei ragazzi e delle ragazze del terzo millennio è scesa a livelli molto bassi”.

Il libro di Graziella Priulla (docente di “Sociologia dei processi culturali” all’Università di Catania) già dal titolo mette il dito su piaghe conosciute e riconosciute ma ugualmente il quadro complessivo che traccia è desolante. Ugualmente severe sono le riflessioni su alcuni punti di vista che sono andati per la maggiore negli anni scorsi, a destra e a sinistra: “E caduta l’illusione che per sconfiggere i privilegi bastasse allargare (…). Anche la scuola dei tempi passati era spesso noiosa; la si criticava perché la si giudicava obsoleta, ma non appariva né insignificante né insensata (…). Ridare credibilità agli esiti della scuola significherebbe anche ridurre il potere dei clan nepotisti e dei legami familistici rispetto al mercato del lavoro”.