Talento da svendere

Copertina del libro - Matepristem

I. Tinagli

Talento da svendere

Einaudi, Torino, 2008

pp.191; euro 14,50

 

Il nome è italiano ma l'autrice, Irene Tinagli, economista, lavora ormai da qualche anno alla “Carnegie Mellon University” di Pittsburgh.

Il suo libro parte dalla sottolineatura dell'importanza dei talenti e della loro creatività in un'economia moderna. Purtroppo in Italia, come recita il sottotitolo - “Il talento non riesce a prendere il volo”- si pensa che sia “sinonimo di genio innato, solitario e un po' eccentrico”. Invece “si nutre di competenze, di saperi, di confronto e di stimoli (…) si sviluppa e fiorisce in relazione ad un contesto specifico che ne stimola la creatività e ne valorizza il contributo”. Insomma, la produttività e la creatività dei talenti dipendono in larga parte dal contesto in cui operano.

Di conseguenza, in Italia, non c'è di fatto nessuna politica che contribuisca a creare nuovi talenti. La politica pensa ad altro: è “sempre più un luogo di smistamento di fondi e favori, aiuti e incentivi, raramente legati a criteri di merito o a obiettivi concreti di crescita e innovazione”. E' da questa mancanza di politica per i talenti che nasce una crisi - quale quella italiana - che va ben oltre l'andamento del debito, l'inflazione o i conti pubblici in ordine.

Il libro di Irene Tinagli si dilunga in molti esempi che spiegano come dovrebbe essere avviata una politica dei talenti. La situazione italiana è davvero difficile perché poi, una volta individuati, i talenti dovrebbero essere assorbiti e impiegati nel sistema produttivo e economico. E anche questo è molto problematico.

Sulla criticità della situazione italiana, i dati riportati nel volume non sembrano particolarmente nuovi ma ripeterli non fa male: “Se l'Italia continuasse a crescere ai ritmi degli ultimi anni, per poter raddoppiare il reddito pro-capite dei suoi cittadini le ci vorrebbero più di sessanta anni; alla Spagna invece ne basterebbero 27; all'Irlanda meno di 15. Già da questo si capisce come l'Italia sia lontana dal periodo di relativa prosperità economica degli anni Ottanta culminata con il sorpasso del PIL della Gran Bretagna del 1986”.