Vito Volterra

Copertina del libro - Matepristem

A. Guerraggio - G. Paoloni

Vito Volterra

Franco Muzio Editore, Roma, 2008

pp. 243; euro 18

 

Vito Volterra è una delle “scoperte” più stimolanti della storia della Matematica italiana degli ultimi decenni. Trascurato anche in quelli immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, ha cominciato ad essere oggetto di numerosi e approfonditi studi quando il suo ricchissimo carteggio è stato reso pubblico a Roma, presso l'”Accademia dei Lincei”.

La sua vita (1860-1940) riguarda molti capitoli del pensiero matematico. Volterra ha lasciato contributi notevoli, e spesso pionieristici, in molti settori della ricerca matematica. Basti pensare alla fondazione dell'Analisi funzionale (a metà degli anni '80) e alla teoria delle equazioni integrali e integro-differenziali, all'inizio del Novecento. Non ultimo lo studio sulla dinamica delle popolazioni, negli anni '20 – '30 con il modello preda-predatore (detto anche di Lotka-Volterra).

La vita di Volterra attraversa comunque anche molte vicende della vita italiana e della società civile di questo Paese. Nominato senatore da Giolitti all'inizio del secolo, nel 1907 fonda la SIPS (“Società Italiana per il Progresso della Scienza”). Deciso interventista a fianco delle potenze occidentali, Volterra si arruola volontario nella prima guerra mondiale e dall'esperienza bellica ricava le idee e le conoscenze per il progetto del CNR. Di questo Ente ne è il primo presidente – nel '26 gli succederà Guglielmo Marconi – negli anni in cui era ai vertici anche dell'”Accademia dei Lincei”. Proprio la sua opposizione al fascismo, da posizioni liberali, gli costerà la mancata rielezione e la progressiva emarginazione e allontanamento da ogni posto di responsabilità politico-scientifica. Nel 1931 sarà uno dei pochissimi docenti universitari a rifiutare il giuramento di fedeltà al regime fascista.

Ecco come gli autori della biografia – Angelo Guerraggio e Giovanni Paoloni – raccontano il triste epilogo della storia. “Il fonogramma della questura di Roma comunica al Ministero dell'Interno che l'11 ottobre 1940 il fascicolo intestato a Vito Volterra può finalmente essere chiuso. Ma la sorveglianza accompagna l'oppositore anche da morto. Così, i fonogrammi descrivono le varie fasi del funerale che prevede anche un irritale passaggio presso la chiesa di Santa Maria in Via, probabilmente per ricevere un breve saluto da parte delle autorità vaticane. Il furgone lascia quindi Roma, diretto ad Ariccia: gli ariccini, molto affezionati all'autorevole scienziato, sempre molto vicino ai problemi della loro comunità, sfidano le ire delle autorità fasciste prendendo la bara dal furgone e portandola a spalla, in un affollato corteo funebre, nell'angolo di cimitero dove ancor oggi riposa.”.

Come ricorda una sua nuora, “egli, che in un periodo in cui la maggioranza dei cittadini veniva a compromessi con la propria coscienza e cambiava casacca a ogni mutar di vento, è stato uno dei pochi che ha saputo lasciare alla famiglia e all'umanità un esempio luminoso di rettitudine, non è vissuto tanto da assistere al crollo delle dittature!”.